La produzione intensiva di biocarburanti rappresenta un potenziale rischio per la salute pubblica. È quanto sostiene un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori della Lancaster University, pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology.

La ricerca, coordinata dal professor Nick Hewitt, ha esaminato le variazioni registrate nelle concentrazioni di ozono a livello del suolo a seguito della destinazione dei terreni alla coltivazione di biocolture.

Secondo gli scienziati, l’Europa potrà coltivare senza rischi piante da destinare alla produzione di biocarburanti e soddisfare così gli obiettivi ambiziosi fissati per il 2020. I ricercatori pongono però una condizione importante: le piante destinate alla produzione di biocarburanti dovranno essere coltivate lontano dalle aree con un’alta densità demografica per non esporre la popolazione a rischi per la salute.

Alcune delle specie utilizzate nella produzione dei biocarburanti, tra cui il pioppo, il salice e l’eucalipto, emettono infatti una quantità maggiore di isoprene rispetto alle colture tradizionali o alla vegetazione spontanea.

L’isoprene è un precursore dell’ozono. Concentrazioni elevate di ozono a livello del suolo sono molto pericolose per la salute pubblica e per la stessa agricoltura.

Secondo le stime, in Europa gli alti livelli di ozono sono responsabili di circa 22 mila morti premature all’anno. I valori elevati di ozono danneggiano anche le colture alimentari, mettendo a rischio due delle coltivazioni più importanti in Europa: quella del mais e quella del grano.

L’industria dei biocarburanti utilizza una specie di pioppo con un’alta resa di biomassa che produce più isoprene rispetto alle specie comuni. Le piantagioni di pioppi nelle campagne situate vicino a grandi centri abitati possono pertanto incrementare i livelli di ozono, aumentando il numero di morti premature causate dall’inquinamento, già molto alto.

Il professor Nick Hewitt invita l’Unione Europea a prendere in esame l’impatto sanitario e ambientale della produzione su larga scala di biocarburanti, adottando misure precauzionali per limitare i danni, come la coltivazione di biocolture lontano dai grandi centri abitati, in terreni dove normalmente non viene praticata l’agricoltura intensiva.

30 luglio 2015
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