I biocarburanti di seconda generazione, prodotti da colture non destinate all’industria agroalimentare, potrebbero presto diventare più economici e competitivi grazie agli enzimi del tabacco.

Il progetto sperimentale, denominato Bioboost, è curato dal Norwegian Institute for Agricultural and Environmental Research. I ricercatori coordinati dalla Dott.ssa Jihong Liu Clarke mirano a produrre delle piante di tabacco geneticamente modificate capaci di produrre autonomamente gli enzimi necessari alla degradazione della biomassa.

Grazie a questo metodo innovativo i costi della produzione di biocarburanti dalla biomassa lignocellulosica si ridurrebbero notevolmente. Oggi per estrarre biocarburanti dalle biomasse legnose, di cui la Norvegia è ricca, occorrono grandi quantitativi di enzimi.

La produzione di enzimi è un processo costoso che richiede un grande dispendio di energia e di acqua. Al contrario, far crescere gli enzimi nelle piante, grazie alle proteine codificate dai geni, è un processo a basso impatto basato sulla fotosintesi. L’azienda norvegese Borregaard, specializzata nella produzione di bioetanolo, ha deciso di finanziare il progetto di ricerca nel tentativo di ridurre la sua dipendenza dai fornitori di enzimi.

I ricercatori hanno scelto la pianta del tabacco per le loro sperimentazioni perché presenta una grande quantità di biomassa. Le foglie del tabacco sono tante e sono molto sviluppate in larghezza.

Per quanto riguarda l’aspetto etico della manipolazione genetica del tabacco, Liu Clarke non intravede grossi dilemmi perché la pianta non viene coltivata a scopi alimentari, non cresce spontaneamente in Norvegia e la sua coltivazione avverrebbe solo in serre protette per evitare qualsiasi rischio di contaminazione. La scienziata ha illustrato le diverse fasi del progetto e gli obiettivi principali della ricerca:

Il nostro progetto mira a identificare e produrre nuovi enzimi dal tabacco in grado di degradare le pareti cellulari delle piante a basso costo.

In una seconda fase del progetto, gli enzimi selezionati dai ricercatori verranno prodotti su scala industriale in via sperimentale in Cina. Grazie al supporto della Borregaard, verranno isolati gli enzimi più efficienti. Come ha illustrato il direttore tecnologico dell’azienda, Guldbrand Rødsrud:

Gli enzimi, se si esclude la biomassa lignocellulosica, sono la voce di spesa più costosa del processo di produzione dei biocarburanti. Per questo abbiamo intenzione di cercare altre opzioni che rendano il processo produttivo più efficiente.

Rødsrud ha aggiunto che se il team di ricerca raggiungerà gli obiettivi prefissati, l’industria dei biocarburanti potrebbe finalmente avere accesso a enzimi economici e diventare più competitiva.

Oltre alla produzione di bioetanolo, la bioraffinazione può fornire materie prime biochimiche a basso costo capaci di sostituire i derivati petrolchimici, risorse con un alto impatto ambientale ampiamente utilizzate in diversi processi industriali.

14 aprile 2015
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