I biocarburanti sono una manna per l’ambiente o una condanna? Osannati fino a qualche tempo fa perché capaci di abbattere la produzione di smog e CO2, sono stati “adottati” legalmente dall’UE. Infatti, entro il 2020 nelle pompe degli Stati membri la percentuale “bio” non potrà essere inferiore al 10%. Ma è davvero una buona notizia?

Di recente – ma neanche da tanto poco – ha cominciato a circolare un’analisi a dir poco avvilente: per coltivare le piante da cui vengono estratti bio-etanolo e biodiesel vengono utilizzati enormi ettari di campagna. L’effetto è un aumento dei costi delle derrate alimentari nei paesi del terzo mondo e una crescente deforestazione. Quest’ultima, attraverso l’effetto denominato ILUC (Indirect land Use Change impacts of biofuels), fa sì che i benefici nella produzione e rilascio di CO2 vengano di fatto annullati. Una gran brutta notizia.

Se Stati Uniti e altri Paesi hanno provato a mettere su delle legislazioni che prevedano maggiori attenzione a riguardo – non senza polemiche, a dire il vero – l’Europa è da tempo impantanata in un lungo dibattito. Non è, in effetti, facile certificare che un biocarburante sia stato prodotto in maniera “sostenibile”. Seguendo con attenzione queste difficoltà legislative, un gruppo di economisti e scienziati statunitensi ha deciso di

Tra le soluzioni proposte, oltre a metodi di certificazione più o meno efficaci, anche il suggerimento di investire nella ricerca per dei biocarburanti di seconda generazione. Questi non verrebbero estratti da mais o colza – quanto piuttosto dalla foglie o dalla corteccia di alberi – non entrando in competizione con la produzione di derrate. Ma qualunque sia la soluzione occorre fare bene e in fretta.

10 ottobre 2011
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
maria, lunedì 10 ottobre 2011 alle7:48 ha scritto: rispondi »

Meditate gente! Meditate.

Lascia un commento