La produzione di biocarburanti dalle alghe, molto promettente 5 anni fa, negli ultimi anni ha subito un rallentamento. L’industria dei produttori di alghe si è infatti orientata verso altri settori più redditizi delle bioenergie: dalla produzione di integratori a quella di farmaci e cosmetici.

La coltivazione delle alghe presenta diverse criticità sotto il profilo dell’impatto ambientale. Far crescere le alghe nelle vasche richiede infatti un massiccio impiego di fertilizzanti. L’utilizzo di sostanze chimiche fa lievitare i costi per i produttori oltre a metterli in diretta competizione con gli agricoltori.

Senza contare che i fertilizzanti chimici a base di azoto e fosforo sono una delle principali fonti di inquinamento delle acque e comportano costi ambientali ed economici elevati. Secondo le stime degli esperti del National Research Council, anche semplicemente portare al 5% la quota di biocarburanti prodotti dalle alghe potrebbe rivelarsi insostenibile sotto il profilo ambientale ed energetico.

Una soluzione unica per due diversi problemi ambientali potrebbe arrivare dagli studi di Meenakshi Bhattacharjee, ricercatore della Rice University specializzato nella ricerca sulle alghe. Bhattacharjee ha infatti scoperto che le alghe possono essere coltivate con successo utilizzando le acque reflue.

In una serie di esperimenti condotti in un impianto per il trattamento delle acque reflue di Houston, lo scienziato ha scoperto che le alghe riescono a rimuovere dall’acqua fino al 90% di nitrati e oltre il 50% di fosforo. Grazie alle acque reflue i produttori di alghe non dovrebbero più ricorrere ai fertilizzanti e si potrebbero ottenere biocarburanti più economici.

Le acque reflue, d’altro canto, si trasformerebbero da problema a risorsa. Impiegare le acque degli scarichi agricoli e industriali per la coltivazione delle alghe rappresenterebbe un metodo di depurazione economico e sostenibile. Oggi la depurazione delle acque reflue richiede invece processi energivori e più complessi.

L’innovativo metodo di trattamento delle acque reflue basato sulle alghe potrebbe essere impiegato con successo soprattutto nelle regioni sudorientali e sudoccidentali degli Stati Uniti, dove il clima è più caldo. I risultati migliori si ottengono a una temperatura ambiente più alta. Le alghe coltivate con questo metodo sono particolarmente ricche di olio, una caratteristica ideale per la produzione di biocarburante. Come ha illustrato Bhattacharjee:

Abbiamo registrato una grande crescita di alghe in tutte e 12 le cisterne. I nostri risultati sono molto incoraggianti per i produttori di alghe perché abbiamo ottenuto i risultati migliori nella monocoltura senza pesci e senza contaminazione crociata.

I pesci solitamente vengono inseriti nelle vasche in cui si coltivano le alghe per liberare l’acqua dallo zooplancton. Lo zooplancton si nutre proprio di alghe e può influire negativamente sulla resa delle colture.

Bhattacharjee nei prossimi mesi intende proseguire le ricerche sulle potenzialità delle acque reflue nella produzione di alghe per capire quali sono le concentrazioni di nitrati e fosforo ottimali. L’obiettivo del ricercatore è di ottimizzare il processo per attrarre gli investitori e iniziare a utilizzare il metodo per produrre biocarburanti su scala industriale, trattando al contempo le acque reflue.

3 aprile 2015
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