Bucce d’arancia come materia prima per cosmetici ed energia. Questo potrebbe essere il futuro delle parti esterne di questi agrumi, solitamente gettate o utilizzate unicamente come ingrediente per alcuni prodotti dolciari. Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi alla sedicesima Green Chemistry & Engineering Conference.

L’arancia e le sue bucce non più materiale potenzialmente di scarto, ma una risorsa pronta a generare nuovi e interessanti sviluppi. Secondo quanto esposto alla sedicesima Green Chemistry & Engineering Conference tra i risultati del progetto “Orange Peel Exploitation Company” (OPEC) una innovativa tecnica estrattiva che consentirà di recuperare le scorze di ben 15,6 milioni di tonnellate di agrumi, da riutilizzare per la produzione di biosolventi e per la purificazione dell’acqua.

Cosmesi ed energia rappresentano gli obiettivi più ambiziosi della ricerca, raggiungibili attraverso il ricorso a microonde ad alta intensità e basse temperature. Da qui si otterrà dalla bucce d’arancia un liquido utilizzabile per sostituire progressivamente le componenti chimiche di sintesi dai cosmetici, senza contare l’utilizzo ipotizzato nella produzione di biocarburanti. Come spiega il professor James Clark dell’Università di York, impegnato nel progetto OPEC:

Si fanno le bucce a dadini e si inseriscono nel campo elettromagnetico, concentrando poi le microonde come avviene nei comuni forni domestici, ma ad intensità molto più elevata. Le microonde attiveranno la cellulosa che avvierà un processo di rilascio di alcune sostanze chimiche.

20 giugno 2012
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