I biocarburanti di seconda generazione potrebbero ridurre del 7% le emissioni del settore dei trasporti statunitense. A sostenerlo è una recente analisi pubblicata sulla rivista specializzata Nature Energy firmata dai ricercatori dell’università dell’Illinois di Urbana-Champaign.

Gli autori dello studio hanno analizzato le ricadute ambientali degli obiettivi fissati dalla strategia nazionale sui biocarburanti. I target prevedono una produzione annuale di 16 miliardi di galloni di biocarburanti ricavati da steli, foglie e altri scarti vegetali e di 15 miliardi di galloni di etanolo entro il 2022.

Secondo Evan DeLucia autore principale della ricerca questa strategia permetterà di conseguire vantaggi su più fronti: contribuirà a ridurre le emissioni di gas serra; fornirà una nuova fonte di reddito agli agricoltori; aumenterà la sicurezza energetica del Paese.

Le piante erbacee perenni come il Miscanthus possono essere coltivate su terreni poveri di nutrienti inadatti alle coltivazioni agroalimentari. Questo genere di piante ha un basso impatto ambientale dovuto al maggiore assorbimento di CO2 e a un impiego minore di fertilizzanti nella coltivazione. Per sostenere la crescita dei biocarburanti di seconda generazione gli esperti chiedono al governo politiche incentivanti più stabili.

Nei prossimi anni la produzione di etanolo dal mais dovrà essere ridotta per non vanificare i benefici ambientali dei biocarburanti. Impiegare soltanto piante erbacee perenni e scarti vegetali nella produzione di biocarburanti eliminerà la competizione tra l’industria agroalimentare e l’industria bioenergetica. Le variazioni della destinazione d’uso dei terreni saranno trascurabili.

Un altro fronte su cui investire per trarre maggiori benefici ambientali dai biocarburanti è quello dei trasporti. L’industria automobilistica dovrà progettare un numero maggiore di veicoli in grado di utilizzare i biocarburanti.

L’immissione sul mercato di grandi quantità di biocarburanti potrebbe ridurre il prezzo del petrolio e vanificare parte dei benefici ottenuti. Ciononostante secondo gli esperti i biocarburanti di seconda generazione restano senza dubbio un’opzione valida per ridurre le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti.

12 gennaio 2016
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