I biocarburanti rappresentano un’alternativa valida ai combustibili fossili per ridurre l’inquinamento atmosferico, a patto di non entrare in competizione con la produzione di cibo, facendo lievitare i prezzi delle materie prime agroalimentari e sottraendo terreni alle coltivazioni a scopo alimentare.

È il caso del bioetanolo prodotto dal mais e di tutti i cosiddetti biocarburanti di prima generazione. Di recente il Parlamento Europeo si è pronunciato proprio sui biocarburanti tradizionali, fissando una soglia più bassa per la loro integrazione nel paniere energetico europeo.

L’Europarlamento ha deciso di fissare il tetto per i biocarburanti di prima generazione al 7%, abbassando l’obiettivo comunitario di 3 punti percentuale rispetto al 10% previsto per il 2020. Il provvedimento è stato approvato dalla Commissione Ambiente a larga maggioranza, con 51 voti favorevoli, 12 voti contrari e un’astensione.

Il tetto del 7% per i biocarburanti prodotti da mais, colza e olio di palma non è l’unica misura decisa dall’UE sul fronte dei combustibili alternativi. Per aumentare la fetta di biocarburanti di seconda generazione, prodotti dagli scarti agricoli, forestali o da biomasse vegetali di scarso valore come le alghe, il Parlamento Europeo ha infatti deciso che conteranno il doppio nel raggiungimento degli obiettivi comunitari.

L’obiettivo per i biocarburanti di seconda generazione rimane comunque basso e non vincolante. Entro il 2020 gli Stati membri dovranno portare la quota allo 0,5%. Si tratta di una semplice indicazione dell’Unione Europea. Niente vieterà ai Paesi europei di investire maggiori risorse nei biocarburanti di seconda generazione e superare ampiamente questa soglia.

Entro il 2020 nel settore dei trasporti europei il 10% dei combustibili dovrà provenire da fonti rinnovabili. Nils Torvalds, relatore del provvedimento, ha espresso le sue preoccupazioni sulla marcia troppo lenta innestata dall’Unione Europea sul fronte dell’innovazione nel settore dei trasporti:

Abbiamo fatto del nostro meglio, ma c’è il rischio che le nuove tecnologie verranno usate negli Stati Uniti e in America Latina, penso che dovremo ritornare sulla questione nei prossimi anni.

Soddisfazione per il provvedimento è stata invece espressa dagli ambientalisti, che da anni premono affinché l’Europa limiti la produzione e l’utilizzo dei biocarburanti di prima generazione. Marc-Olivier Herman, di Oxfam UE, ha accolto favorevolmente il tetto del 7% fissato dall’UE per i biocarburanti tradizionali, ma allo stesso tempo invoca misure ancora più drastiche e incisive:

Il nuovo tetto del 7% può essere solo un primo passo. L’Europa deve eliminare questi carburanti completamente in modo che non possano più minacciare la sicurezza alimentare e contribuire ai cambiamenti climatici.

Il riferimento dell’ambientalista è alla deforestazione selvaggia operata in molti Paesi del Sud del mondo per far posto alle piantagioni di palme da olio, impiegate nella produzione di biocarburanti di prima generazione.

Le foreste svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del clima, fungendo da deposito naturale di CO2. Se il loro effetto mitigatore sul riscaldamento globale venisse a mancare, le temperature globali aumenterebbero ben al di sopra dei 2°C fissati dall’IPCC come punto di non ritorno. Senza contare che la deforestazione sottrae habitat a molte specie animali che dipendono dalle foreste e toglie risorse preziose per il sostentamento delle comunità rurali. Anche Michele Rivasi, vicepresidente dei Verdi europei, non considera sufficiente il provvedimento dell’UE:

I biocarburanti non sostenibili potranno continuare a essere prodotti, a spese degli investimenti in quelli di nuova generazione, ha commentato Rivasi.

Più ottimista Pietro Caloprisco di Transport & Environment:

L’accordo raggiunto è ben più debole della proposta originale. Ciononostante, invia un segnale chiaro sul fatto che questi biocarburanti non avranno un ruolo futuro da giocare.

15 aprile 2015
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I vostri commenti
Giuseppe, lunedì 3 ottobre 2016 alle17:26 ha scritto: rispondi »

Davvero interessante come forma d'investimento

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