Biocarburanti dagli scarti dell’uva utilizzata per produrre vino. Questo il traguardo a cui sono giunti i ricercatori australiani dell’Università di Adelaide, secondo i quali un biofuel competitivo potrebbe essere ricavato grazie alla fermentazione di biomasse quali steli, semi e vinaccia.

Dai ricercatori australiani sono stati analizzati gli scarti dell’uva di qualità Cabernet-sauvignon e Sauvignon Blanc. Come riportato nel loro studio, pubblicato su Bioresource Technology, i carboidrati presenti nella vinaccia, nei semi e negli steli di queste uve li rende più adatti rispetto ad altre biomasse alla produzione di biocarburanti.

Sottoponendo tali scarti a processo di fermentazione è possibile ricavarne oltre 270 litri di bioetanolo per ogni tonnellata di materiale naturale, un risultato che può essere portato fino a 400 litri per tonnellata con l’impiego di acidi ed enzimi.

Oltre alla possibilità di produrre buone quantità di bioetanolo da una singola tonnellata di vinaccia, le potenzialità di produzione di biocarburanti dagli scarti del vino rappresenterebbe un’alternativa economica alle normali biomasse. Come ha sottolineato Kendall Corbin, co-autrice dello studio:

Utilizzare le biomasse vegetali per la produzione di biocarburanti liquidi può essere difficile a causa della sua natura strutturalmente complessa, che non è sempre facile da scomporre. Procedimento semplificato ed economico con la vinaccia, che risulta disponibile senza difficoltà, può essere ottenuta a buon mercato ed è ricca del tipo di carboidrati che vengono fermentati facilmente.

27 agosto 2015
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