Davvero ogni materiale contiene in sé un certo quantitativo di energia che può essere recuperata, persino gli escrementi umani, che come tali dovrebbero rappresentare l’ultimo ciclo in un processo messo in atto dal nostro organismo, a partire dalla nutrizione. Invece hanno ancora molto da “dare”. Lo ha pensato anche un gruppo di scienziati della coreana Ulsan National Institute of Science and Technology (UNIST) e lo ha messo in pratica.

All’interno del campus universitario della Corea del Sud è stato costruito il Science Walden Pavillion, un’opera che mette insieme arte e scienza, realizzata dall’artista Seung-hyun Ko, co-fondatore della Corea Nature Art Association (YATOO).

È di forma esagonale, a due piani, occupa una superficie di 122,25 metri quadrati. Le pareti sono realizzate in policarbonato traslucido, un materiale leggermente trasparente che permette di vedere all’interno e all’esterno dell’installazione. Sopra il tetto inoltre si trova un vero e proprio giardino che filtra l’acqua piovana e dà isolamento termico alla struttura.

Si tratta di un laboratorio, ma come spiega il Prof. Jaeweon Cho, della Facoltà di Urbanistica e Ingegneria Ambientale dell’UNIST, a capo del progetto, questo padiglione significa qualcosa di più:

Il Science Walden Pavillion si distingue non solo come un parco giochi per scienziati e artisti, ma anche come un mezzo che collega arti e scienza.

Il padiglione è una miscela unica di studio creativo e laboratorio di ricerca, portando arte e scienza insieme.

Al suo interno gli escrementi umani vengono trattati senza l’utilizzo di acqua e trasformati, grazie alla presenza di una serie di microbi, in anidride carbonica e metano. Chi decide di dare “il proprio contributo” può utilizzare un bagno futuristico, che offre una tecnologia innovativa nell’ambito dei servizi igienici, ma che allo stesso tempo è anche molto comodo.

Nella prima fase le deiezioni vengono raccolte e trasformate in materiale secco e inodore, quindi si passa al serbatoio di digestione, dove le migliaia di microbi degradano il prodotto producendo appunto CO2 e metano. In seguito l’anidride carbonica viene estratta e utilizzata per colture di alghe verdi che diventeranno poi biocarburanti e il metano sarà stoccato e utilizzato in seguito come biocombustibile, anche ad uso riscaldamento.

In tal modo i rifiuti che produciamo ogni giorno possono avere un valore economico che può essere quantificato, ed è quello che i ricercatori dell’UNIST stanno cercando di sviluppare: hanno intenzione di aprirsi alla vendita di insalate realizzate con germogli di orzo, che potranno essere pagate in base al valore monetario dei propri escrementi. Ad aiutare nella quantificazione precisa interverrà in aiuto un’app creata ad hoc per calcolare la conversione.

Se questa tecnologia dovesse svilupparsi anche al di fuori della Corea del Sud potrebbe segnare davvero la differenza per quei Paesi che soffrono di gravi carenze di carattere igienco-sanitario. Con le installazioni opportune si potrebbero risolvere i problemi legati al trasmettersi delle malattie e allo stesso tempo si potrebbe avere una fonte di energia rinnovabile a costi relativamente bassi. Il Prof. Cho, ha commentato a tal proposito:

Questo è un progetto molto eccitante per noi. Ci aspettiamo che diventi un trampolino di lancio fondamentale per il futuro sviluppo di molti Paesi che affrontano situazioni igienico-sanitarie pericolose e la mancanza di energia affidabile a prezzi accessibili.

1 giugno 2016
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mexsilvio, mercoledì 1 giugno 2016 alle20:03 ha scritto: rispondi »

E' dagli anni 70 che a est di torino c' un impianto che trasforma le acque dette nere , in GPL , e CO2 , ed oggi credo produca con quel gas energia elettrica ...??? un impianto simile e' stato replicato credo a collegno To.

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