L’industria dei biocarburanti potrebbe presto diventare più competitiva grazie a una nuova tecnica che promette di ridurre i costi produttivi. A lavorare al nuovo metodo è un’équipe di ricercatori della University of California di Riverside.

Gli ingegneri dell’ateneo americano hanno messo a punto una tecnologia per il pretrattamento delle biomasse che consente di ridurre la quantità di enzimi necessaria a degradare la materia organica. Secondo le prime stime degli autori della sperimentazione l’applicazione di questa tecnica alla produzione di biocarburanti su scala industriale permettere di tagliare di ben il 30% i costi. Con ulteriori perfezionamenti il risparmio conseguito sui costi del processo potrebbe essere ancora maggiore.

La tecnologia ideata dai ricercatori americani è stata ribattezzata CELF (Co-solvent Enhanced Lignocellulosic Fractionation) e si basa sul frazionamento della cellulosa con il 90% di enzimi in meno. I costi degli enzimi si ridurrebbero da 1 dollaro per gallone di biocarburante ad appena 10 centesimi.

Secondo i ricercatori vale la pena di esplorare le potenzialità dei biocarburanti su larga scala per via della volatilità dei costi del petrolio. Oggi il costo del greggio si è abbassato, ma nei prossimi mesi potrebbe subire nuovi incrementi. Bisogna trovare al più presto alternative economiche e sostenibili ai derivati del petrolio, che restano ancora molto convenienti.

Il pretrattamento sviluppato dagli ingegneri americani può fornire una soluzione. Grazie al CELF gli enzimi riescono a intaccare più facilmente la lignina, la parte dura della biomassa, ottenendo un accesso più rapido alla cellulosa e incrementando le rese del processo.

Il rendimento degli zuccheri è salito al 95% rispetto alla resa del 70% ottenuta con i trattamenti tradizionali. Il tutto a fronte di un uso ridotto di enzimi e tempi molto brevi. Il processo ha infatti richiesto appena 2 giorni utilizzando 15 milligrammi di enzima, a fronte dei 14 giorni richiesti applicando i metodi convenzionali.

La lignina estratta può essere utilizzata inoltre per produrre sostanze chimiche di base o ulteriore biocarburante. Oggi, invece, gli scarti del processo vengono spesso bruciati, una pratica non proprio sostenibile a cui questo nuovo metodo pone rimedio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista ChemSusChem.

25 febbraio 2015
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