È giunto il momento di guardare al futuro immaginandolo privo di fonti fossili. Solo così secondo gli scienziati potremmo ridurre abbastanza le emissioni climalteranti tanto da garantire la nostra sopravvivenza sul Pianeta. Per questo sono allo studio diversi metodi di produzione di biodiesel, a partire da materiali vegetali di varia origine.

L’ultima frontiera negli Stati Uniti sembra arrivare dalla canna da zucchero. Gli USA sono uno dei maggiori consumatori di petrolio, tanto che nel 2007 il Congresso ha deciso per un allontanamento da questa fonte a favore di energie più pulite. Il Department of Energy’s Advanced Research Projects Agency-Energy (ARPA-E) ha quindi lanciato il programma PETRO per incentivare lo sviluppo di nuovi combustibili alternativi e più green.

A rispondere in maniera più aderente alle richieste è stato un team di ricercatori dell’Università dell’Illinois, che hanno pensato alla canna da zucchero come sostituto della soia, che attualmente negli Stati Uniti è la materia vegetale a partire dalla quale maggiormente viene prodotto biocombustibile. Stephen P. Long, autore principale dello studio, spiega:

Avevamo bisogno di una coltura molto produttiva e anche di qualcosa che potrebbe crescere su un terreno che non viene utilizzato intensamente per il cibo. Abbiamo pensato alla canna da zucchero e al sorgo dolce.

Se da un acro di soia (circa 4.047 metri quadrati) si ricava un solo barile di biodiesel, con i processi messi in atto dai ricercatori dell’Università dell’Illinois si riesce ad arrivare, da un acro di canna da zucchero, fino a 20 barili di carburante bio.

La canna da zucchero di per sé riesce a produrre olio solo per lo 0,05% del suo peso, ma gli scienziati hanno trovato il modo, in un anno di ricerche, di arrivare all’1%. Attualmente sono già al 12% e ritengono plausibile che si riesca ad arrivare ad un 20%. Il biodiesel ottenuto in questo modo ha anche il vantaggio di resistere meglio al freddo. Se si riuscisse a convertire tutto lo zucchero in olio, come spiega Long:

Si potrebbero ottenere da 17 a 20 barili di olio per acro.

Un raccolto come questo potrebbe comportare la produzione di biodiesel ad un prezzo molto competitivo, e potrebbe rappresentare una fonte perpetua di olio e un contrappeso alle emissioni di gas ad effetto serra molto significativo.

Attualmente però la resa non riesce ancora ad arrivare al 100%, ma gli zuccheri che non vengono trasformati possono sempre essere convertiti in etanolo, un’altra fonte di energia importante.

Considerando i prezzi, con il biodiesel da canna da zucchero, si potrebbe scendere, rispetto a quello da soia, da 1,08 dollari al litro a 0,87 dollari, per una resa al 2%, e a 0,58 per una resa al 20%. A questo si aggiungerebbe anche il guadagno relativo alla produzione di etanolo.

Un risparmio ancora poco rilevante rispetto ai combustibili tradizionali, ma che potrebbe avere costi molto inferiori dal punto di vista ambientale. Gli scienziati hanno quantificato che con una resa al 20%, grazie alle estese superfici a disposizione, il biodiesel da canna da zucchero negli Stati Uniti potrebbe portare alla sostituzione di più di due terzi del diesel e del carburante per aerei attualmente utilizzato in tutto il Paese.

18 marzo 2016
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