Una delle principali sfide dell’industria bioenergetica è la scoperta di nuove materie prime non alimentari da destinare alla produzione di biocarburanti. L’équipe di ricerca guidata dal professor Professor Simon McQueen-Mason dell’Università di York sembra aver trovato un compromesso soddisfacente sfruttando la paglia.

Grazie a questo sottoprodotto, ricavato da varietà di piante con una struttura più facilmente degradabile, i ricercatori sono riusciti a ottenere zuccheri semplici dai polisaccaridi dei vegetali. Zuccheri immediatamente disponibili da avviare alla fermentazione per produrre etanolo. Lo studio potrebbe avere risvolti importanti. Per produrre biocarburanti davvero sostenibili da sostituire ai fossili è infatti fondamentale poter utilizzare dei sottoprodotti, materiali di scarso valore come la paglia o gli scarti del legno.

Purtroppo per scindere in zuccheri semplici i polisaccaridi dei materiali di scarto occorre un processo digestivo lungo e costoso. Le varietà individuate dai ricercatori potrebbero arginare il problema. Le pareti cellulari di queste piante si rompono più facilmente. Una maggiore flessibilità che non ne compromette né la forza né la grandezza.

Gli studiosi sono giunti a questa scoperta studiando le piante erbacee appartenenti al genere Brachypodium. Ancora una volta è stata la biodiversità a fornire la risposta alla scienza. I ricercatori hanno individuato l’alterazione genetica che ha portato alcune piante del genere a sviluppare tessuti con una maggiore digeribilità. Come illustra il professor McQueen-Mason:

Questo lavoro pone le basi per l’identificazione di varietà vegetali ad alta digeribilità nelle specie coltivate a livello commerciale che apriranno la strada alla produzione di biocarburanti più efficienti e più sostenibili.

L’utilizzo di sottoprodotti come la paglia nell’industria dei biocombustibili offre un duplice vantaggio: si può prelevare la parte commestibile della pianta per poi utilizzare quella non edibile per produrre un carburante a zero emissioni.

Così facendo, spiegano gli esperti, la sicurezza alimentare non sarebbe messa a rischio e l’industria delle bioenergie, fondamentale per ridurre la dipendenza dai fossili, potrebbe continuare a crescere in tutta sicurezza diventando competitiva.

23 settembre 2014
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