Gli scarti di lavorazione del whisky trasformati in biocarburante potrebbero alimentare i motori dei veicoli di nuova generazione. È questa la possibilità a cui si sta lavorando in Scozia e che potrebbe rappresentare un’alternativa credibile per il futuro nell’ottica di un’indipendenza completa dal petrolio per quanto riguarda l’autotrazione privata.

L’idea è il frutto di un accordo tra la distilleria Tubillardine, nella regione del Perthshire, e la Celtic Renewables, azienda collegata alla Napier University di Edimburgo. Il progetto mira ad impiegare gli scarti della lavorazione del whisky scozzese come combustibili per l’autotrazione, con particolare attenzione alle materie residue della distillazione del malto e del mosto, che ben si prestano, a quanto pare, ad un utilizzo come biocarburante. Secondo il professor Martin Tangney, della Celtic Renewables:

La collaborazione con Tullibardine è un passo importante nello sviluppo di un business che unisce due industrie scozzesi: whisky ed energie rinnovabili. Questo progetto dimostra che l’uso innovativo delle tecnologie esistenti permette di sfruttare risorse che si trovano sull’uscio di casa con benefici per l’ambiente e l’economia.

A beneficiare della produzione di questo biocarburante sarà anche la distilleria Tullibardine, che grazie alla possibilità di riciclare i materiali di scarto della distillazione potrebbe arrivare a risparmiare fino a 250.000 sterline all’anno, cioè il costo sostenuto dall’azienda per lo smaltimento dei rifiuti derivati dalla produzione.

26 settembre 2012
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