Negli ultimi decenni, grazie ai continui progressi della ricerca, i rifiuti si sono trasformati sempre più da problema a risorsa. Dal riciclo delle materie prime alla produzione di energia, la porzione di spazzatura che non finisce in discarica fortunatamente sta aumentando di anno in anno. Nel campo delle agroenergie non tutte le tipologie di rifiuti, però, possono essere utilizzate per generare biocarburante. La frazione umida, ad esempio, è molto difficile da utilizzare negli impianti energetici perché inizia a decomporsi prima di giungere a destinazione.

Per ovviare al problema, un’équipe di ricercatori canadesi della University of Guelph ha messo a punto una nuova tecnica che permetterà di sfruttare in toto i rifiuti agricoli, impiegando nel processo di generazione dei biocombustibili sia la porzione secca, come trucioli di legno e segatura, che la frazione umida, come le foglie dei pomodori, le bucce e il letame.

La soluzione individuata dal professor Animesh Dutta è molto semplice: l’umido passa attraverso la cottura a pressione e si compatta. In questo modo la materia organica può essere trasportata a destinazione senza degradarsi durante il viaggio.

Come ha illustrato Dutta nello studio pubblicato sulla rivista Applied Energy, le potenzialità dei biocarburanti nell’industria energetica sono enormi. I biocombustibili possono infatti fornire la stessa quantità di energia del carbone a prezzi inferiori. Come ha spiegato Dutta:

Abbiamo una risorsa immensa costituita dai rifiuti agricoli che è prontamente disponibile, in grado di produrre energia come la combustione del carbone, senza necessitare di ingenti investimenti iniziali.

Gli agricoltori, ha proseguito Dutta, solitamente devono pagare per smaltire i rifiuti prodotti. In questo modo, invece, possono trasformarli in un guadagno immediato, senza doversi rivolgere a imprese esterne per lo smaltimento.

In Nord America, a differenza di quanto avvenuto in Europa, le biomasse finora non hanno conosciuto un grande impiego da parte dell’industria energetica perché il carbone costa meno.

Grazie a questa tecnologia, disponibile entro i prossimi 5-7 anni, ogni grande azienda agricola americana potrebbe incrementare i guadagni, dotandosi di un impianto per il trattamento iniziale dei rifiuti agricoli, da vendere poi alle centrali energetiche per produrre biocarburante destinato al mercato automobilistico.

18 dicembre 2014
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