Si è conclusa nelle scorse settimane l’operazione “Shopper” portata avanti dalla Guardia di Finanza, da ARPA Umbria e da Assobioplastiche. Ha portato al sequestro, solo in Calabria e Sicilia, di 200 mila shopper non in regola e di 2.000 chili di materia per la produzione dei sacchetti. Si è arrivati anche alla contestazione di decine di illeciti amministrativi, a multe fino a 1 milione e 800 mila euro e al deferimento all’Autorità giudiziaria di 38 persone per frode nell’esercizio del commercio e concorso nel reato. Per denunciare quello che è un vero e proprio racket Legambiente lancia la campagna #unsaccogiusto.

Perché non tutti gli shopper sono quello che sembrano. Lo dice anche Fortunato Cerlino, attore che ha interpretato il boss Pietro Savastano nella serie Tv Gomorra, nel cortometraggio realizzato e prodotto per la campagna da Kfield e Dont’Movie. Sarà trasmesso sul web, sui canali Sky (grazie al patrocinio di Sky per il sociale) e in oltre 250 sale cinematografiche in tutta Italia (per merito della collaborazione di Movie Media), per tutto il mese di giugno.

È possibile distinguere un sacchetto davvero biodegradabile e compostabile da uno fuori norma: innanzitutto deve essere riportata proprio la scritta “biodegradabile e compostabile” (non basta che sia biodegradabile); la norma riportata deve essere la UNI EN 13432:2002 e non quella UNI EN ISO 14855; infine devono esserci i marchi che testimoniano le certificazioni di compostabilità. Tutte caratteristiche che sono spiegate in modo esaustivo nel sito che Legambiente ha dedicato all’iniziativa.

Non ci sono vie di mezzo, ci sono gli shopper legali, gli altri sono tutti illegali. Facendo una valutazione a livello nazionale si calcola che siano la metà i sacchetti illegali in circolazione. Si tratta di 40.000 tonnellate di plastica immesse nell’ambiente, facendo perdere circa 160 milioni di euro alla filiera che produce sacchetti secondo la norma. Solo di evasione fiscale di parla di 30 mila euro. Per lo stato poi si aggiungono altri 50 milioni necessari per le spese di smaltimento del materiale plastico che non può entrare nel trattamento dei rifiuti organici.

Le responsabilità di questo giro d’affari sembrano chiare. Rossella Muroni, Presidentessa di Legambiente, spiega:

La legge italiana sulle buste di plastica è innovativa e straordinaria, diventata esempio in Europa, ma purtroppo è diventata terreno d’azione delle ecomafie che inquinano il mercato legale e impongono i loro prodotti soprattutto negli esercizi commerciali al dettaglio o nei mercati rionali.

Quindi, come dice Cerlino nel video:

È facile non vedere, stiamoci attenti.

10 giugno 2016
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