Bio-etanolo, dall’OGM arriva la promessa di una nuova generazione

La produzione di bio-carburanti è una delle grandi scommesse della presidenza Obama. Studi recenti dimostrano, però, come il livello tecnologico raggiunto dagli USA non sia sufficiente a garantire i risultati prefissati. Questo perché la fermentazione di cereali o canne da zucchero per ottenere etanolo passa sempre e comunque da un elemento “naturale”: i lieviti.

Proprio sulla naturalità di questi batteri si stanno concentrando le attenzioni dei ricercatori: dopo aver identificato i ceppi più “efficaci”, dal lievito di birra ai microrganismi presenti negli apparati digerenti dei grandi bovini, su di essi si sta scatenando l’ingegneria genetica. L’obiettivo è arrivare finalmente al bio-etanolo 2.0, la nuova generazione della benzina “rinnovabile”.

Si tratta, indubbiamente di ricerche interessanti, ma che sembrano astrarsi troppo da un contesto difficilmente risolvibile con trovate ingegneristiche: la necessità per gli Stati Uniti di diminuire il proprio consumo annuo di carburanti e lo stretto legame fra coltivazione di cereali in vista della produzione di bio-etanolo e l’innalzamento del costo delle derrate.

1 marzo 2011
I vostri commenti
Yukari4288, martedì 1 marzo 2011 alle10:14 ha scritto: rispondi »

non so cosa penserei guidando una macchina che va a lievito di birra o a granaglia fermentata ma temo sia comunque un genocidio di batteri.il mio peluche a forma di escherichia coli comunque non approva dice che è sfruttamento del lavoro batterico o roba simile e parla di sindacalismo.

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