Bere una moderata quantità di alcol come birra e vino (il classico mezzo bicchiere a pasto) protegge dall’insorgenza di problemi cardiaci, grazie alla presenza di polifenoli che hanno un potere antiossidante. Esagerare invece, come si sa, fa sempre male.

Uno studio realizzato da un team di scienziati della Harvard School of Public Health di Boston ha voluto analizzare l’incidenza di attacco cardiaco in persone provenienti da Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi e Australia, in relazione all’uso o abuso di alcol. È stato chiesto loro di ricordare quanto alcol fossero abituati a bere e quanto ne avessero consumato giusto prima dell’attacco.

I risultati evidenziano come dopo una bevuta di vari tipi di alcolici, concentrata in poco tempo ed effettuata allo scopo di perdere il controllo il prima possibile (fenomeno sempre più frequente tra i giovani e chiamato binge drinking), per la prima ora successiva ci sia il 72% in più di probabilità di avere un attacco di cuore.

Discorso valido soprattutto per chi non è abituato a bere durante la settimana e si lascia particolarmente andare solo nel weekend, o comunque sporadicamente. Anche le persone con problemi cardiaci sono ovviamente più a rischio. A 3 ore dall’assunzione eccessiva di alcol il rischio già si abbassa, per scomparire completamente dopo le 24 ore.

I superalcolici come vodka, whisky o gin sarebbero poi più i pericolosi da questo punto di vista, non solo perché privi di polifenoli, ma anche perché più concentrati: questo renderebbe inoltre possibile una maggiore assunzione di alcol in un lasso di tempo inferiore.

Esistono studi che analizzano gli effetti dell’eccessivo uso di alcol, in particolare negli adolescenti. Esagerare spesso in una fase della vita in cui il cervello non ha ancora finito di svilupparsi può provocare cambiamenti permanenti nelle zone che controllano l’apprendimento e la memoria e potrebbe creare anche effetti negativi sul comportamento a causa del possibile rallentamento della maturità emotiva.

Questi dati mettono in allerta soprattutto un Paese come la Gran Bretagna, che in una classifica mondiale che analizza proprio la frequenza delle bevute eccessive del cittadino medio, è arrivata tredicesima, piazzandosi prima di Paesi come l’Estonia, l’Ucraina, la Bielorussia e l’Ungheria.

Si può contare un 28% dei cittadini britannici che sono in grado di raccontare di almeno una sbronza avvenuta nell’ultimo mese, contro una media mondiale del 16%.

29 aprile 2015
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