La bicicletta si è imposta negli ultimi anni in molti centri urbani come il mezzo di trasporto più rapido e comodo, almeno nei tragitti cittadini normalmente trafficati.

Col rapido boom della diffusione delle due ruote a pedale, si è registrato, però, un altro boom, meno simpatico: quello del furto delle biciclette. Nostalgia per il film di De Sica a parte, quello dei ladri di bici è diventato uno dei maggiori freni al mollare l’auto. Il rischio di perdere un oggetto di un certo valore e in più di restare letteralmente a piedi è un buon deterrente.

Catene e antifurti fisici vari sono certamente utili, ma non scoraggiano i veri e propri “professionisti” del settore. Per questo motivo iniziano a circolare diverse soluzioni atte a scongiurare o per lo meno combattere questo orientamento.

In Olanda, patria adottiva delle bici, ma non per questo a riparo dai ladri delle suddette, hanno sperimentato un sistema abbastanza ingegnoso: alcune biciclette di un certo valore vengono posteggiate dalla polizia per le vie della città. I ladri che malauguratamente, almeno per loro, rubano proprio queste esche, non si accorgono di solito di un impianto GPS posizionato sulla bici.

Qualche ora dopo il furto, allora, il ladro olandese può ritrovarsi una sgradita visita da parte della polizia. L’impianto GPS permette di tracciare tramite satellite gli spostamenti della bici e di localizzarla senza troppi problemi. Risultato di tale stratagemma? Furti non azzerati, ma almeno ridotti di un buon 50%.

A Berna, in Svizzera, stanno sperimentando lo stesso sistema. Le bici-esca vengono posteggiate vicino a stazioni o luoghi di passaggio, spesso legandole e chiudendole con un catenaccio. Nonostante ciò vengono in larga parte rubate. Chi pensava che certe abitudini fossero soltanto italiane, farebbe dunque bene a ricredersi.

A proposito di Italia, un altro metodo anti-furto interessante è stato sviluppato da Massimiliano Zangla, imprenditore palermitano. Al contrario delle bici-esche di cui vi abbiamo parlato, si tratta qui di una pratica che va messa in atto dai proprietari e non dalle forze dell’ordine. Il principio è molto semplice e si appoggia alla diffusione di un sito internet appositamente pensato:

  1. Il proprietario della bici registra la propria bici sul sito;
  2. Dal sito scarica un codice unico che permette di identificare il mezzo;
  3. Il codice viene applicato in diversi punti, ben specificati, della bici tramite una colla biocomponente;
  4. La bici viene fotografata e la foto viene caricata sul sito.

Così sistemata la bici risulta, una volta rubata, non facilmente rivendibile. Chiunque la ritrovi o l’acquisti può rendersi conto che è stata rubata e scoprire a chi appartenga. Grazie alle particolarità della colla, è difficile eliminare i codici senza danneggiare la bici e un eventuale verniciatura comporta del tempo e del denaro.

Il sito che offre questo servizio si chiama RegisterBike ed è totalmente gratuito. Altri siti offrono servizi simili. Ad esempio, in Inghilterra è attivo un altro sito, approvato dalla polizia inglese, con un nome molto simile BikeRegister.

1 ottobre 2014
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