Attraversare l’Italia intera in bicicletta, usufruendo di una rete nazionale per le due ruote lunga almeno 20 mila chilometri e di una serie di servizi agevolati nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti. È quanto si ripropone di portare a compimento un ambizioso disegno di legge, elaborato dal Gruppo interparlamentare sulla mobilità ciclistica.

La bozza di legge quadro nazionale è stata presentata lo scorso 14 febbraio dal deputato del PD Antonio Decaro, nel corso di un seminario promosso a Montecitorio dalla FIAB, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Associazioni e politici si sono interrogate su come rendere l’Italia un Paese bike friendly, partendo dalle esperienze di successo maturate negli altri Paesi europei.

Dall’istituzione delle cosiddette zone 30, aree urbane con un limite di velocità inferiore ai 30 km/h, ai piani di contrasto dei furti di biciclette, fino alla realizzazione della rete nazionale a due ruote, il seminario ha creato le basi per lo sviluppo di una mobilità ciclistica italiana moderna ed efficiente. La legge per un’Italia bike friendly contiene misure essenziali per favorire la mobilità sostenibile. Tra le principali spiccano:

  • L’obbligo per i costruttori di prevedere spazi per le bici negli edifici e/o all’esterno,  come già avviene per i posti auto;
  • La presenza di velostazioni e ciclofficine nelle stazioni ferroviarie e nelle autostazioni;
  • Un maggiore monitoraggio nelle aree urbane in cui si registrano più furti di biciclette.

Come ha ricordato l’Onorevole Marina Sereni, una delle sostenitrici della legge sulla mobilità ciclistica nazionale, in Italia a spostarsi in bici sono circa 7 milioni di persone e la politica non può più ignorare l’esercito delle due ruote, costretto a muoversi su piste ciclabili inadeguate e strade urbane pericolose per i ciclisti. De Caro ha sottolineato i vantaggi ambientali ed economici della promozione di una rete nazionale per le biciclette, facendo notare che oggi:

Il 60% degli spostamenti in auto ha una distanza non superiore ai 5 km, il 15% inferiore a 1 km.

Supportare e incentivare ulteriormente la mobilità su due ruote avrebbe dunque una portata immensa sulla riduzione del traffico urbano, dell’inquinamento, delle malattie e dei costi sanitari correlati allo smog.

17 febbraio 2014
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