Bici: Europa più sicura del Nord America per i ciclisti

L’Europa è più sicura del Nord America per chi va in bici e gli incidenti si verificano più spesso in presenza di rotatorie. Queste sono due delle evidenze emerse da un recente studio, il più ampio sulla mobilità ciclabile in Canada, realizzato dalla professoressa Anne Harris, del dipartimento di salute pubblica della Ryerson University. Per la ricerca sono stati intervistati 690 ciclisti vittime di incidenti stradali a Toronto e Vancouver, due città dove le piste ciclabili separate dal normale traffico automobilistico sono pochissime. Nella seconda fase di raccolta dati sono state visitate le località degli incidenti per rilevarne caratteristiche come tipologia di strada, volume e velocità del traffico.

Le piste ciclabili in sede propria e le zone a velocità limitata possono ridurre gli incidenti in cui sono coinvolti i ciclisti. Lo si è misurato comparando quello che succede in città che ne sono dotate rispetto a quelle che ne sono sprovviste e le percentuali sono incoraggianti: le sedi separate riducono gli incidenti del 30% e le zone sotto i 30 km/h li dimezzano. Un dato questo che fa vincere l’Europa in quanto a sicurezza per i ciclisti rispetto al Nord America. Germania, Danimarca e Olanda infatti hanno più piste ciclabili lontane dalla strada percorsa dalle auto rispetto all’America.

Dati interessanti sono emersi anche per quanto riguarda le tipologie di strade più a rischio: i problemi maggiori agli incroci li danno le rotonde. Le rotonde hanno soppiantato i semafori per rallentare e fluidificare il traffico e prevedono che tutti i soggetti che le usano “negozino” il loro turno. Quello che accade in realtà è che qualche automobilista ha la cattiva abitudine di sorpassare i ciclisti per poi tagliar loro la strada uscendo bruscamente dalla rotonda.

Nei rettilinei, invece, ad aumentare la frequenza degli incidenti sono i lavori in corso, le sedi promiscue e le auto parcheggiate lungo le piste ciclabili. I tratti in discesa sono più pericolosi di quelli in salita e, ovviamente, andare contromano è rischioso: non è un caso che in Italia lo si possa fare solo nelle zone a traffico limitato, con limite a 30 km/h e in assenza di traffico pesante.

La Harris riassume efficacemente questi risultati in un suggerimento:

La nostra ricerca dimostra che chi pianifica il traffico deve separare i ciclisti dai mezzi a motore, esattamente come si fa con i marciapiedi destinati ai pedoni. Se la gente vedesse che andare in bici è un’attività sicura, sarebbe più incentivata a spostarsi in questo modo, guadagnandoci anche in salute.

Nel caso le strade fossero troppo strette per farci le piste ciclabili, resta percorribile l’opzione scelta dal Belgio di dare la precedenza alle biciclette sulle strade ciclabili. Le auto non possono sorpassare i ciclisti e devono mettersi in coda.

22 febbraio 2013
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