Oggi potrebbe arrivare negli USA il primo stop alle bibite “supersized”. Qualora la decisione finale della città di New York fosse di limitare le dimensioni delle bevande gassate, ristoranti, gastronomie e cinema non potrebbero vendere formati che superino le 16 once (0,45 litri, all’incirca come una birra media).

L’obiettivo della campagna contro le bevande gassate in maxi formato è rivolto al miglioramento delle condizioni di salute dei consumatori di bibite, spesso in sovrappeso e con problemi alla circolazione. La flessione nell’apporto di zuccheri e calorie rispetto agli altri formati potrebbe non essere così netta secondo medici e nutrizionisti, che ritengono tuttavia in ballo molto più di un calo nell’apporto calorico delle bibite.

L’approvazione del provvedimento potrebbe aprire la strada ad un vero e proprio cambiamento nel modo di vedere la propria alimentazione da parte degli statunitensi, composta in futuro di cibi meno grassi e calorici a fronte di prodotti più salutari e naturali. Nella sostanza si tratta di un possibile deciso passo nella lotta contro la dilagante obesità made in USA.

A spiegare il perché di un simile attacco diretto alle bibite gassate sarebbe l’assenza da parte dell’organismo della capacità di segnalare il raggiunto limite nel consumo di questo genere di bevande. A spiegare poi con esattezza quali effetti si potrebbero ottenere dall’esito positivo di una simile campagna il Commissario alla Salute di New York Thomas Farley:

Una coca da 16 once fornisce circa 200 calorie contro le 240 di una da 20 once. Considerando che ogni giorno viene consumata procapite una bibita, si parla di un risparmio annuo di 14.600 calorie. Per smaltire questo eccesso una donna dovrebbe camminare almeno 340 miglia (circa 212,5 km, n.d.r.).

Non tutte le voci sembrano però levarsi a sostegno del provvedimento. Inevitabile il commento negativo di McDonald’s, l’azienda che con tutta probabilità risulterebbe la più colpita dal provvedimento considerato che nei suoi fast food il bicchiere da 16 once viene classificato come “small”. Il colosso USA sostiene come un problema sociale di salute non possa essere risolto con un divieto mirato ad un’unica categoria, riscontrando sembra sostegno anche all’interno del panorama medico.

La tesi avanzata dal gigante dei fast food sembrerebbe essere accolta, almeno inizialmente, anche dal Dr. Jeffrey Mechanick, Mount Sinai School of Medicine:

In ultima analisi riguarda la cultura e si tratta di intraprendere i primi passi. Ci sono molti fattori che influenzano questa complessa patologia. L’obesità non è soltanto il consumo eccessivo da parte delle persone di bibite zuccherate, semplicemente limitarne l’uso non risolverebbe molto.

Proseguendo nella sua analisi il Dr. Mechanick sostiene però che se il provvedimento rientrasse in una più generale operazione volta a contrastare il consumo eccessivo di zuccheri, allora il discorso cambierebbe e potrebbe rivelarsi piuttosto efficace come accaduto negli ultimi anni riguardo i pericoli del fumo:

La gente ne parla. Se ne discute alle feste. Se ne discute fra i politici e sui media. Poi di punto in bianco ti ritrovi ad avere ottenuto un successo.

13 settembre 2012
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