Tassare le bevande zuccherate per limitarne il consumo. Mentre alcuni Paesi stanno già sperimentando l’imposta sulle bibite dolci, uno studio pubblicato su Social Science & Medicine potrebbe supportare questa iniziativa con dati scientifici.

L’ultima proposta su una tassa da applicare alle bevande zuccherate è stata fatta da poco in Gran Bretagna dalla British Medical Association e, da gennaio 2014, un provvedimento simile è stato adottato in via sperimentale dal Messico, primo Paese a imporre un’imposta sugli zuccheri.

La nuova tassa messicana, circa 7 centesimi di euro per ogni litro di bevanda zuccherata, considera tutte le bibite con dolcificanti aggiunti, le bevande gassate e altri tipi di bevande considerate dannose per la salute.

Il Messico è uno dei Paesi al mondo dove il consumo di bevande zuccherate è più alto, insieme agli Stati Uniti: 745 dosi per persona all’anno, rispetto alla media mondiale del 94.

Il nuovo studio dell’American Cancer Society analizza il caso messicano, sottolineandone i primi risultati e avanzando l’ipotesi che tarare la nuova imposta su livelli specifici di zucchero o di calorie contenute nelle bevande, potrebbe rendere la misura più efficace rispetto ad una tassa generica e dall’importo definito. Evan Blecher, senior economist presso l’American Cancer Society, ha spiegato:

Tassare le bevande zuccherate non è un’idea nuova ma, dato l’impatto globale del problema dell’obesità, è giunto ora il momento di decidere come applicarla ai diversi casi. Secondo le nostre analisi, piuttosto che tassare il prodotto in toto, otterremo una maggiore efficacia tassando le dosi di uno specifico ingrediente.

Lo studio inoltre analizza il caso del Sudafrica che, dal 1998, tassa alcol e sigarette in base alla quantità. Secondo i dati da quando è entrata in vigore la norma il livello di birra consumata nel Paese è sceso del 12%.

La tassa oltre ad essere un possibile strumento per limitare il consumo delle bevande zuccherate potrebbe fornire un approccio efficace per controllare e limitare l’assunzione di altri prodotti poco salutari e addirittura per regolare il flusso di carburante.

La proposta non è molto diversa dalla carbon tax. L’idea di fondo è di tassare una sostanza che fa male all’ambiente o alla salute, incentivando da un lato i consumatori a scegliere diversamente e, dall’altro, i produttori a utilizzare migliori tecnologie o migliori ingredienti per ridurre l’impatto del problema.

I ricercatori hanno infine suggerito di applicare un metodo simile ai carburanti, tassando non la benzina tout court, ma in base alla quantità di agenti inquinanti. Blecher ha concluso:

In questo momento tutta la benzina è tassata in modo forfettario, ma diverse benzine rilasciano diverse quantità di sostanze inquinanti per l’atmosfera. Tassare in funzione della produzione di inquinanti potrebbe essere un approccio innovativo e molto più efficace dei precedenti.

17 luglio 2015
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