Chi abita nel Nord Italia avrà certamente sentito parlare del Parco Faunistico Le Cornelle della provincia di Bergamo, un grande zoo considerato all’avanguardia per la metodologia scelta per ospitare gli animali in cattività. Anziché essere rinchiusi in gabbie, gli animali sono inseriti in aree che tentano di riprodurre fedelmente il loro habitat naturale, con anche progetti di salvaguardia e cura. Dal 2009, ad esempio, il centro è dotato di un ambulatorio completo di radiografo ed ecografo, per la diagnosi tempestiva degli esemplari sofferenti.

Ma, a quanto pare, non è tutto rose e fiori per il pluripremiato parco faunistico: pochi giorni fa il giudice Donatella Nava del Tribunale di Bergamo ha firmato un’ordinanza per la confisca di 70 animali ospitati a Valbrembo. Le ragioni? A quanto pare, secondo il giudice e il Corpo Forestale dello Stato, per alcuni animali non vi sarebbe la regolare documentazione Cites, lasciando così aperta l’ipotesi che siano stati importati illegalmente contro la Convenzione di Washington sul commercio di esemplari rari e in via d’estinzione. Un provvedimento che nulla ha a che fare con le condizioni di vita degli animali, le stesse autorità hanno accertato come siano trattati in modo eccellente, bensì con questioni burocratiche che affondano radici in un passato lontano.

La prima vicenda risale infatti al 2009 quando Angelo Ferruccio Benedetti, il fondatore scomparso lo scorso novembre, non sarebbe riuscito a dimostrare alla Forestale la provenienza di 90 capi, facendo scattare il sequestro preventivo degli animali tuttavia lasciati in custodia al parco. Negli anni il numero dei sequestrati si abbassa a 70, perché nel frattempo per 20 vengono rintracciate le documentazioni e arrivano, di conseguenza, tutte le autorizzazioni di legge. Fino alla decisione di confisca di qualche giorno fa, a cui la famiglia Benedetti si sta opponendo strenuamente.

GeaPress, tuttavia, spiega come sia molto improbabile che gli animali in questione – tra tigri, lemuri e rinoceronti – vengano effettivamente confiscati. La decisione del Tribunale di Bergamo sembra aver trovato qualche ostacolo a Roma: confiscando gli animali, sarebbe lo Stato a doversene occupare. E non ne avrebbe alcuna voglia: il mantenimento sarebbe troppo costoso, non vi sarebbero strutture idonee per ospitare esemplari di piccola e grande taglia e nemmeno personale adeguato. In altre parole, gli animali oggetto di confisca probabilmente rimarranno ospiti del parco. Ma resta un’incognita non da poco: vi è stato davvero un import illegale?

21 giugno 2012
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