Ci sono parecchi studi scientifici che valutano gli effetti del caffè sulla nostra salute, alcuni sono a favore del suo consumo, altri della sua limitazione. In questa diatriba sembrano essere fondamentali le quantità che entrano nella nostra dieta quotidiana.

Un recente contributo viene da un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli, città simbolo del caffè nel mondo, che dimostra come un consumo sostenuto e regolare di questa bevanda faccia bene soprattutto a chi è malato di steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Si tratta di una malattia del fegato che comprende un ampio gruppo di patologie: dal fegato grasso (steatosi epatica) alla NASH (steatoepatite non alcolica), fino alla cirrosi, lo stadio più avanzato della malattia.

I risultati della ricerca sono stati presentati dalla European Association for the Study of the Liver (EASL), all’International Liver CongressTM 2016 che si è svolto a Barcellona, in Spagna. I ricercatori hanno condotto degli esperimenti per un periodo di 12 settimane, su 3 gruppi di topi che sono stati nutriti in un caso con una dieta standard, in un altro con una dieta ricca di grassi alla quale è stato aggiunto il consumo di caffè, e in un altro ancora con una dieta ricca di grassi con l’aggiunta però di caffè decaffeinato.

Si è visto che un certo consumo di caffè faceva la differenza: si abbassavano il livelli di alanina aminotransferasi, un enzima che aumenta nel sangue quando il fegato è danneggiato; diminuivano i livelli di grasso all’interno delle cellule epatiche; diminuiva la sofferenza dovuta ai fenomeni di degenerazione balloniforme, che in alcuni casi possono manifestarsi in persone affette da steatosi epatica non alcolica e infine si manifestava un ridotto aumento di peso nel tempo.

Tutto ciò sembrerebbe collegato alla capacità del caffè di aumentare i livelli di zonulina, una proteina che influisce sugli enterociti (cellule che costituiscono la parete intestinale) provocandone una riduzione della permeabilità. Secondo le conclusioni dello studio per avvertire un beneficio una persona di circa 70 kg di peso dovrebbe consumare 6 tazze al giorno di caffè. Vincenzo Lembo, principale autore dello studio, che lavora presso l’Università di Napoli, spiega:

Precedenti studi hanno confermato come il caffè possa far invertire i danni da NAFLD, ma questo è il primo a dimostrare che può influenzare la permeabilità dell’intestino.

Le ricerche dovranno proseguire per avere ulteriori riprove degli effetti dimostrati dal caffè e per capire le quantità esatte che devono essere consumate per avere un effetto curativo. Il professor Laurent Castera, segretario generale dell’EASL ci tiene a specificare:

Anche se non suggerisce che dovremmo consumare maggiori quantità di caffè, lo studio offre spunti che possono aiutare la ricerca futura nella comprensione del ruolo terapeutico che il caffè può svolgere nella lotta alla NAFLD.

14 aprile 2016
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