Belgio: stop alle centrali nucleari dal 2015

Il disastro di Fukushima ha probabilmente inciso sul dibattito europeo persino più di quello di Cernobyl. Deve aver influito la semplice constatazione che la sede dell’incidente si trovava nell’avanzatissimo Giappone, Paese con una tradizione sia nucleare che di architettura antisismica di primissimo piano. Eppure, il disastro si è verificato anche lì e i tempi per la messa in sicurezza si stanno delineando come decennali.

Non è strano allora che la Germania abbia deciso di abbandonare il nucleare, anche se senza fretta. Persino aziende leader come la Siemens hanno deciso di abbandonare i loro investimenti nel settore, creando una tendenza globale che finalmente dà ragione anche fuori dall’Italia alle voci degli ambientalisti. Non mancano certo le tendenze contrarie, con la Cina a fare da traino. I nostri stessi “cugini” francesi stanno pianificando nuovi fondi per il nucleare pari a 1 miliardo di euro.

Se Sarkozy non si sogna nemmeno di uscire dal nucleare, il suo prossimo vicino di casa a Bruxelles sembra pensarla diversamente. Il Belgio esce in queste settimane da una crisi istituzionale durata anni, in cui un governo dimissionario è rimasto in carica perché nessun altra maggioranza riusciva a costituirsi in Parlamento. Il prossimo primo ministro sarà il socialista Elio Di Rupo e tra i punti del suo programma spicca la chiusura delle centrali nucleari: uno schiaffo alla logica per cui essendo circondati da Paesi pieni di centrali non ci sarebbe ragione per non costruirne anche noi (quanti pro-nuclearisti italiani fanno ancora questi discorsi?).

Lo stop non sarà ovviamente immediato: per smantellare una centrale ci vogliono tantissimi anni (quelle italiane sono ancora in questa fase, per dire). Inoltre, non è stata decisa una data precisa, anche se sarà orientativamente a partire dal 2015. Questo anche per venire incontro ad alleati di governo come il Movimento Riformatore, che ha dichiarato per bocca del proprio portavoce:

Noi ci siamo trovati d’accordo sul fatto che dobbiamo riferirci alla legge del 2003, tuttavia è necessario che il Paese si doti di un piano di approvvigionamento strategico.

La legge a cui fa riferimento prevedeva, in effetti, proprio lo stop alle centrali. Nessun esecutivo però l’ha ancora messa in pratica. Toccherà farlo al primo governo salito in carica dopo Fukushima.

Dato che si avvicinano le elezioni presidenziali francesi, è forse normale chiedersi se anche oltralpe non ci sarà in un prossimo futuro un cambio di tendenza. Staremo a vedere.

31 ottobre 2011
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