Le pillole del futuro potrebbero essere intelligenti ed elettroniche e se si crede che si tratti di pura fantascienza ci si sbaglia di grosso. Infatti, ciò che al momento sembra un semplice salto fantasioso, è più che una realtà alla Carnegie Mellon University, dove il professor Christopher Bettinger sta lavorando ad una nuova generazione di batterie biodegradabili che, integrate con altri componenti pensati per compiti ben precisi, potrebbero essere inghiottite e assorbite senza conseguenze dal paziente una volta esaurito il loro scopo.

Il segreto di questi potenziali nuovi apparecchi medici è racchiuso nel tipo di materiali impiegati, come ad esempio la melanina derivata dalla seppia in qualità di anodo e l’ossido di manganese usato come catodo, evitando così l’adozione del litio e di altri elettroliti tossici per il corpo umano presenti invece nelle batterie attualmente sul mercato.

Secondo le prime informazioni, le batterie biodegradabili potrebbero essere utilizzate per alimentare dei sensori, i quali verrebbero ingeriti dal paziente per molteplici scopi: dal monitoraggio della guarigione di una ferita al rilascio di appositi farmaci in punti ben precisi del corpo, arrivando perfino ad attivare degli appositi sensori neurali o cardiovascolari ripristinando così le normali funzioni fisiologiche.

L’uso di materiali di origine biologica consentirebbe alle apparecchiature elettroniche di essere confezionate e ingerite come delle semplici pillole, in modo da essere assorbite dal corpo umano senza creare danni ed evitando la necessità di intervenire chirurgicamente per consentirne la rimozione manuale nel momento in cui avranno esaurito le loro funzioni.

I primi prototipi di batterie biodegradabili sono state realizzate dalla squadra guidata dal professor Bettinger e dalle prime osservazioni si è evidenziata una prevedibile ridotta capacità di fornire energia rispetto ad un comune accumulatore agli ioni di litio. Nonostante questo, le prime batterie con pigmenti di seppia sono sufficienti ad alimentare alcuni sensori per la realizzazione di pillole elettroniche, ma si sta lavorando con l’obiettivo di aumentare la loro capacità di conservare energia sperimentando l’uso di diversi tipi di melanina di origine biologica.

18 dicembre 2013
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