Batterie biodegradabili che si sciolgono nel corpo in arrivo

Il continuo progresso in ambito tecnologico si traduce in continue innovazioni anche nel campo della medicina, dando la possibilità di intervenire sui pazienti come mai prima d’ora era stato possibile. Un esempio dei risultati che si potrebbero conseguire nei prossimi anni arriva dal Draper Laboratory, in Massachusetts, dove un gruppo di studiosi sta lavorando al perfezionamento di una batteria biodegradabile.

La novità presentata dagli scienziati americani attinge a delle tecnologie messe a punto negli anni scorsi da altri gruppi di ricerca, i quali hanno presentato chip di silicio biodegradabili, ovvero in grado di essere sciolti nell’acqua o perfino all’interno del corpo umano (che è composto da acqua per la maggioranza della sua composizione), nonché capaci di inviare informazioni mediante segnali wireless a degli appositi device riceventi.

Batterie Biodegradabili

Partendo da tali materiali si è pensato all’applicazione di queste soluzioni nel campo delle batterie, con lo scopo di utilizzarle per alimentare dei dispositivi intelligenti pensati per entrare nel corpo, agire nelle zone interessate e poi dissolversi senza lasciare traccia nel giro di poco tempo, evitando in questo modo che il medico debba intervenire chirurgicamente per rimuoverli.

Le batterie usano anodi di alluminio e magnesio e catodi di ferro, tungsteno e molibdeno, mentre l’elettrolito inserito fra i due elettrodi è composto da una soluzione salina tamponata con fosfata e il tutto è racchiuso in un “contenitore” di polyanhydride, un polimero che ha il vantaggio di essere biodegradabile. Usati in basse concentrazioni, secondo gli studiosi, questi componenti sono perfettamente compatibili con il corpo umano e l’assorbimento delle sostanze rilasciate dopo lo scioglimento non crea alcun danno.

I campi applicativi di questo genere di dispositivi potrebbero essere molto vari, tanto che già si pensa al loro impiego nel settore dell’estrazione petrolifera. In questo caso si potrebbero usare per inviare delle sonde-sensori capaci di fornire informazioni su come e dove intervenire per chiudere delle eventuali falle, per poi essere riassorbite nei giro di qualche settimana nelle acque del mare.

1 aprile 2014
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