La barriera corallina dei Caraibi, patrimonio unico di vita marina, rischia di scomparire entro i prossimi vent’anni. Il tutto a causa della progressiva diminuzione degli erbivori come i ricci di mare e i pesci pappagallo, che forniscono non solo la giusta ossigenazione affinché il corallo possa sopravvivere, ma mantengono elevata la biodiversità. È quanto emerge da uno studio congiunto condotto dal Global Coral Reef Monitoring Network, dall’International Union for Conservation of Nature e dal Programma Ambientale delle Nazioni Uniti.

La ricerca analizza i dati di oltre 100 località caraibiche, raccolti a partire dal 1970 grazie a 35.000 survey storiche e quindi analizzati da 90 esperti di fama internazionale. Il dato è preoccupante: negli ultimi 40 anni la barriera corallina si è ridotta del 50%, a causa della diminuzione delle varietà vegetali e animali che normalmente la abitano.

Sono molte le motivazioni che hanno portato al declino della vita in questi paradisi naturali, dai cambiamenti climatici alle attività dell’uomo, che hanno fortemente modificato la catena alimentare subacquea portando molte specie al declino. In particolare, la ricerca svela come il global warming e la conseguente acidificazione dell’acqua porti a una varietà di corallo fragile e sbiadita, mentre il turismo locale, l’eccesso di pesca e la mancanza di controlli sugli scarichi inquinanti in mare fanno il resto.

Gli erbivori marini sono molto importanti per l’ecosistema marino, perché eliminano le alghe che progressivamente soffocano il corallo. Dal 1983, tuttavia, si assiste a una progressiva e costante morte di questi animali, in particolari i ricci, a causa di inquinamento e altri fattori non ancora ben compresi. Lo stesso per i pesci pappagallo, il cui numero è drammaticamente diminuito in Giamaica, in tutta la Florida, nelle Isole Vergini e in molti altri santuari marini tropicali.

Con il 9% di tutta la barriera corallina oggi disponibile sul globo, la protezione dei Caraibi diventa un dovere morale per tutte le nazioni del mondo: ai ritmi odierni questo tesoro marino rischia di scomparire entro 20 anni. Un problema non solo per il Pianeta, ma anche per l’economia delle nazioni coinvolte, poiché il corallo protegge le coste di 38 Stati e alimenta il turismo ecologico generando ben 3 miliardi di dollari l’anno.

Si pensa quindi di avviare un programma di reintroduzione delle specie perdute o in grave minaccia di sussistenza, partendo proprio dal pesce pappagallo, nella speranza che gli effetti più funesti già avviati possano subire un’inversione di marcia.

2 luglio 2014
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I vostri commenti
carlo, giovedì 3 luglio 2014 alle16:33 ha scritto: rispondi »

Eppure, a quanto leggo, Constance è in prima linea per la salvaguardia delle barriere coralline: è partita la loro "fase due" per la ricostruzione dei coralli!

Silvano Ghezzo, giovedì 3 luglio 2014 alle0:40 ha scritto: rispondi »

Incredibile, i colpevoli sono i troppi uomini di questa Terra.... Ed io che ingenuamente pensavo invece che la responsabilità fosse sicuramente degli alieni arrivati in massa da altri pianeti.

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