Sempre con più frequenza si sente parlare di barefooting, una pratica che accomuna gli amanti dello sport, quelli della natura e gli spiriti più ecologisti. Di cosa si tratta e, non ultimo, perché ha trovato così tanta fama negli ultimi tempi? Così come suggerisce il nome inglese, il barefooting non è altro che l’abitudine di camminare o correre scalzi, sia all’interno delle abitazioni che all’esterno.

Di seguito, qualche informazione generica sul barefooting, sulla filosofia naturale ed ecologica che ne costituisce le basi, nonché sugli eventuali vantaggi e svantaggi per la salute.

Barefooting: cosa è?

Il barefooting è una filosofia, nonché un’attività fisica, nata qualche tempo fa in Nuova Zelanda, poi rapidamente estesasi negli Stati Uniti e, negli ultimi tempi, anche in Europa. Conosciuta anche con il nome di gimnopodismo, si tratta di uno stile di vita basato sull’esclusione delle calzature durante alcune – o tutte – delle attività quotidiane, rimanendo quindi a piedi nudi.

Considerato come una disciplina sia spirituale che fisica, il barefooting vuole ritrovare il contatto primario con la natura, ritornando a un rapporto più immediato e semplificato, così come avveniva per gli antenati dell’uomo moderno e come tutt’oggi avviene per molte piccole tribù sparse per il mondo, dall’Africa all’Australia.

In linea del tutto generale, il barefooting prevede di rimanere scalzi in ogni occasione utile, dalla conduzione della normale vita domestica, fino a passeggiate e corse al parco, in montagna, su spiagge e via dicendo. La disciplina ha trovato un ampia risposta nel pubblico, tanto che in tutto il mondo esistono delle comunità molto attive di camminatori scalzi – detti appunto barefooter – nonché un nugolo ben nutrito di eventi a tema.

La filosofia del piede nudo

Per molto tempo, sostengono gli appassionati del barefooting, l’uomo ha camminato scalzo, godendo quindi di un immediato contatto con il terreno e con la natura. Una pratica che non sarebbe così lontana dalla modernità come potrebbe apparire, poiché il camminare scalzi avrebbe coinvolto una grande fascia della popolazione fino al secondo Dopoguerra, dove il piede nudo nelle stagioni calde era più che accettato. Con il conseguente boom economico, e l’apparizione sul mercato dei primi esemplari di calzature sportive e da jogging, l’assenza di scarpe è stata correlata non più a un rapporto diretto con la terra, bensì con i concetti di povertà e trascuratezza. Tanto che oggi, secondo la filosofia in questione, sarebbero pochissimi gli ambiti dove camminare scalzi può risultare socialmente accettabile, quali in spiaggia e poco altro.

Per questo motivo, il barefooting vuole ripristinare un approccio più naturale, e per diversi versi ancestrale, alla camminata. Stare scalzi, infatti, permetterebbe di sperimentare nuovamente delle sensazioni tattili ormai dimenticate, nonché di trovare un nuovo equilibrio tra il corpo e la mente. Il tutto rafforzando anche il piede, ridonandone le caratteristiche primarie di struttura portante per tutto il corpo.

Vantaggi e svantaggi

Sono molti i vantaggi che il barefooting, almeno secondo quanto riferito dai sostenitori, può portare sia alla mente che al fisico. A livello spirituale, ad esempio, camminare scalzi permetterebbe di apprezzare maggiormente le bellezze della natura, nonché di sviluppare un atteggiamento più rispettoso ed ecologico nel confronto della stessa, grazie a un nuovo equilibrio personale. Per l’organismo, invece, gli appassionati sostengono di aver tratto benefici a livello degli arti inferiori, con una posizione del piede più naturale sul terreno, un più rapido sviluppo della muscolatura di polpacci e cosce, glutei più marcati e un maggior sostegno alla schiena. La pratica agirebbe anche sulla circolazione sanguigna, garantendo un migliore ritorno del sangue al cuore, riducendo così i problemi dovuti a gambe gonfie e stanche, nonché a capillari fragili e ingrossati. Si specifica, tuttavia, come questi miglioramenti derivino dall’esperienza dei singoli, in attesa di eventuali controprove a livello scientifico.

Gli svantaggi, invece, riguardano il contatto diretto con il terreno. Un piede nudo, infatti, può essere maggiormente esposto a tagli, abrasioni e piccole ferite, soprattutto qualora ci si avvicinasse per la prima volta alla pratica. Inoltre, proprio perché tali ferite rimangono a contatto diretto con il terreno, può aumentare il rischio di infezioni anche importanti. In ultimo, qualora il barefooting fosse praticato nella natura più incontaminata, è doveroso prestare attenzione agli incontri pericolosi con alcune specie diffuse in prati e boschi, quali vipere o insetti. Per la valutazione del rischio, di conseguenza, si suggerisce di rivolgersi al medico di fiducia, per sondare eventuali incompatibilità, quali l’ipersensibilità personale al morso di alcuni insetti nonché lo stato di salute generale. In ogni caso, gli appassionati consigliano di seguire un percorso progressivo, partendo dalla propria abitazione o dalla classica spiaggia, per abituare la pianta del piede prima di lanciarsi in percorsi più impegnativi.

30 aprile 2016
I vostri commenti
mexsilvio, domenica 1 maggio 2016 alle20:40 ha scritto: rispondi »

Gia' mia madre negli anni 40 , mi diceva , di correre a piedi scalzi sui prati , il mattino , quando sono bagnati di rugiada , che questo era molto salutare ..!!! poi correre scalzi a quei tempi era la normalita' in periferia di citta' ed in campagna , in quanto le scarpe costavano molto care ..!!!! la maggioranza dei cittadini ne possedeva un paio solo ..!!!!

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