Si terrà oggi a Bruxelles il Consiglio dei ministri dell’Ambiente europei. Tra i vari punti all’ordine del giorno spicca la discussione sui sacchetti di plastica, scatenata dall’iniziativa italiana di metterne in atto la progressiva eliminazione dal mercato a partire dallo scorso primo gennaio.

Come è noto, il bando per le buste di plastica a favore degli shopper di materiale biodegradabile ha suscitato la reazione da parte dei produttori. Il risultato è stato il ricorso presso il parlamento Europeo da parte delle federazioni delle aziende trasformatrici di materie plastiche (European Plastics Converters e UnionPlast).

Secondo le due associazioni, infatti, il provvedimento non sarebbe valido in quanto avrebbe violato la direttiva europea sugli imballaggi. Inoltre, secondo i rappresentanti austriaci del parlamento, la legge non sarebbe stata notificata agli altri paesi membri in sede comunitaria, un passaggio fondamentale soprattutto nel caso di provvedimenti così importanti dal punto di vista delle conseguenze.

Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha comunque affermato che il provvedimento non è assolutamente a rischio. L’Italia ha infatti in programma di presentare in sede comunitaria una nuova legge che non prevede comunque la sospensione di quella già in atto in Italia.

Il pericolo determinato dagli shopper in plastica è comunque ben conosciuto. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, un sacchetto di plastica può restare intatto per un periodo compreso tra 15 e 1000 anni e a farne le “spese” sono soprattutto gli animali, a rischio di intrappolamento o di ingestione. Come se non bastasse gli shopper in plastica costituiscono una delle principali fonti di inquinamento ambientale e l’isola di plastica da 500 tonnellate che galleggia nel Mediterraneo ne è sicuramente la prova.

Perché quindi bloccare un provvedimento che può costituire una svolta in campo ambientale?

14 marzo 2011
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