I territori montani italiani, spettacolari, ma così fragili, sono stati scandagliati da Legambiente per individuare situazioni virtuose, ma anche altre in cui non è ancora stato “incorporato il concetto di limite di sfruttamento per risorse naturali come acqua, suolo e biodiversità, tanto da rischiare di condannare sé stessi e il territorio al suicidio nel giro di poco tempo”.

Il 14 esimo dossier de “La Carovana delle Alpi“, ha assegnato bandiere nere e bandiere verdi a varie situazioni, in base alle segnalazioni di decine di circoli di Legambiente presenti nell’arco alpino italiano. Ciò che ne risulta sono diverse realtà contrastanti presenti anche all’interno della stessa regione.

Menzione particolare merita la “bandiera nera più pesante” secondo Legambiente, che viene data alle Segreterie dei partiti PD (Partito Democratico) e SVP (Südtiroler Volkspartei) per “la proposta da parte del SVP e la condiscendenza del PD a un processo di scissione e declassamento del più grande Parco Nazionale delle Alpi”, il Parco dello Stelvio. Secondo l’associazione ambientalista la responsabilità starebbe nel disinteresse per il Parco da parte della Regione Lombardia e in calcoli politici che avrebbero determinato la scelta della ripartizione in aree a gestione provinciale.
Ma la lista “nera” continua:

Bandiere nere

  • Friuli-Venezia Giulia bandiera nera al Presidente della società “Carnia Welcome”. Motivazioni: per le assurde affermazioni a favore delle manifestazioni motoristiche in alta quota. In riferimento alla Motocavalcata delle Alpi Carniche che si realizza ogni anno in aree normalmente interdette al transito di veicoli a motore, e per la quale è stata proposta l’estensione ad aree ancora più delicate
  • Veneto bandiera nera a C.T.P.A.C. (Commissione Tecnica Provinciale per Attività di Cava) Verona. Motivazione: per aver espresso tre pareri favorevoli ad altrettante richieste di ampliamento di attività estrattive in sotterraneo in aree ad elevato rischio ambientale, già fortemente compromesse per fenomeni di collasso del suolo e da frane attive. Aree del resto già soggette ad indagini da parte della Procura della Repubblica di Verona per accertamenti.
  • Trentino bandiera nera alla Comunità di Valle delle Giudicarie. Motivazione: per i contenuti relativi alle aree sciabili approvati con l’Accordo quadro di programma del Piano Territoriale di Comunità e i relativi Criteri ed indirizzi, atti che fanno seguito al precedentemente approvato Documento Preliminare. In relazione al pesante sacrificio di territorio, di paesaggio e di naturalità, che la Comunità vorrebbe realizzare, ipotizzando consistenti e impattanti ampliamenti delle aree sciabili in zone di grande pregio ambientale e paesaggistico fra la val Rendena e la val di Sole.
  • Lombardia bandiera nera alla Provincia di Lecco. Motivazione: per aver previsto, anche nella recente revisione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia, il potenziamento del demanio sciabile di Moggio-Artavaggio e di quello Bobbio-Valtorta attraverso il loro collegamento tramite tunnel.
  • Lombardia bandiera nera all’Amministrazione del Comune di Schilpario. Motivazione: Per non avere attuato in maniera efficace la regolamentazione dell’utilizzo di motoslitte, in spregio a qualsiasi regola di buon senso capace di preservare il turismo dolce e di qualità.
  • Piemonte bandiera nera al comune di Exilles. Motivazioni: per la perseveranza con cui opera nell’intento di trasformare il piano regolatore, adibendo a zona edificabile un terreno instabile e soggetto a forte rischio di alluvioni senza prendere in considerazioni le gravi conseguenze derivanti dal consumo di suolo.
  • Valle d’Aosta bandiera nera all’Amministrazione comunale di Valtournenche (Ao). Motivazione: per lo studio di fattibilità per nuovi collegamenti sciistici (tra la Valtournenche e la Val d’Ayas), che, se realizzati distruggerebbero l’ultimo lembo non compromesso del versante sud del Monte Rosa.

Si parla quindi di mancato rispetto delle peculiarità del territorio, spesso coniugate al consumo di suolo, che in montagna diventa ancora più drammatico a causa dei rilevanti e da tempo sentiti problemi legati al rischio idrogeologico. Molto spesso sono proprio gli interventi volti all’ampliamento e al “miglioramento” degli impianti sciistici, che dovrebbero aiutare l’economia montana grazie al turismo, ad essere i più impattanti, perché progettati in base a obiettivi economici che escludono la tutela del territorio.

Ma fortunatamente non è solo questo il quadro che viene offerto: ci sono anche molti casi indirizzati a “riguadagnare terreno a migliori pratiche agricole, ai bisogni di qualità alimentare, alle tipicità territoriali, alla diversificazione produttiva anche immateriale, al risparmio energetico, ad un turismo responsabile e sostenibile, per la difesa del suolo ed un più equilibrato utilizzo delle risorse idriche”. Che cercano di fare “rete” anche in questo campo, e di arrivare a “spazi politici di coesione”, in grado di mettere la politica al servizio di una buona gestione dei territori.

Sono 10 esempi di “buone pratiche” a cui sono state assegnate le bandiere verdi: Friuli-Venezia Giulia (2 bandiere), Trentino (1), Lombardia (3), Piemonte (2), Valle D’Aosta (1) e Liguria (1). Si tratta spesso dell’attività di associazioni locali che hanno trovato però comprensione e pieno appoggio nelle amministrazioni, ma anche esempi di Green Economy indirizzati all’autosufficienza energetica delle Comunità e al recupero delle tradizioni e dei prodotti locali, in un sistema virtuoso, in grado di trainare il settore del turismo nella direzione della sostenibilità.

Nella situazione attuale di crisi, da più parti la Green Economy è vista come ancora di salvezza per l’economia italiana, fatta di realtà prestigiose, spesso di dimensioni ridotte ma di alto pregio. E la montagna si offre particolarmente a questo scopo, ricca com’è di piccole realtà artigianali, che sono poi quelle che portano avanti i lavori della tradizione. Se tutto questo diverrà sistema e riuscirà ad incontrare l’approvazione delle amministrazioni, l’anno prossimo potremmo trovare un numero ancora maggiore di bandiere verdi.

30 luglio 2014
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I vostri commenti
Rossana Andreato, lunedì 4 agosto 2014 alle14:26 ha scritto: rispondi »

Cara, lettrice, esaminare ogni caso in modo approfondito sarebbe stato equiparabile a presentare il dossier completo. Abbiamo dedicato più spazio alle bandiere nere perché presentavano situazioni complesse e diversificate che meritavano qualche parola in più per essere comprese. Le importantissime bandiere verdi presentavano un quadro più armonico, con iniziative molto simili che potevano essere descritte anche in un quadro generale, in grado di rappresentare un andamento positivo di alcuni settori dell’economia italiana. C’è poi da dire che noi citiamo sempre la fonte alla fine dei nostri articoli, in modo tale che chi cerchi maggiori informazioni, le possa trovare agevolmente.

claudia, giovedì 31 luglio 2014 alle19:39 ha scritto: rispondi »

Perchè le bandiere verdi non sono specificate? Perchè ha sempre più notorietà chi si comporta male, rispetto a chi agisce per il meglio?

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