Le banche cinesi rischiano grosso a causa dei generosi crediti elargiti ad alcuni settori industriali oggi in difficoltà a causa della crisi economica e della sovrapproduzione. È l’allarme lanciato pochi giorni fa dalla China Banking Regulatory Commission, la commissione statale che controlla le attività bancarie in Cina.

Tra i settori a rischio ce ne sono di tradizionali come di molto moderni: immobiliare, manifattura per le costruzioni, ferro e acciaio ma anche la produzione di torri eoliche e celle fotovoltaiche. Nel complesso, tra rinnovabili e non, stiamo parlando di crediti per 30-40 trilioni du yuan (tra i 4,83 e i 6,44 trilioni di dollari).

I timori riguardano soprattutto le compagnie che sono cresciute a ritmi vertiginosi, facendo leva su un credito estremamente agevolato che le ha portate a una situazione di indebitamento oggi pericoloso.

Guardando al settore delle rinnovabili possiamo citare, giusto per fare un esempio, nel dicembre scorso la China Development Bank (CDB) ha accordato un finanziamento agevolato a JinkoSolar da ben un miliardo di dollari in cinque anni.

Una marea di soldi a un’azienda che, come tutte quelle del settore fotovoltaico, è in piena crisi da sovrapproduzione. In teoria, seguendo i dettami dell’economia classica non pianificata, finanziamenti bancari di questo tipo sarebbero impossibili.

Ed è questo uno dei motivi per i quali l’Unione Europea ha aperto un’indagine antidumping sul fotovoltaico cinese che ha portato alla registrazione, dal 5 marzo di quest’anno, di ogni pannello fotovoltaico cinese che entra in Europa. E ciò potrebbe portare all’imposizione di dazi preventivi fino al 60-70% del prezzo del bene importato.

Il presidente di CDC, Chen Yuan, ha dichiarato che d’ora in poi la sua banca farà attenzione ai rischi che sta correndo il settore fotovoltaico e che darà una stretta ai cordoni della borsa limitando i nuovi prestiti alle aziende solari.

2 aprile 2013
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