Il sale viene spesso demonizzato come alimento: si parla della sua responsabilità nel determinare un maggior rischio di ipertensione arteriosa, nel generare malattie cardiache e respiratorie, nel portare all’aumento delle quantità di calcio nei reni, nel far aumentare la ritenzione idrica. Diverso è però il discorso se si parla di sale iodato. L’aggiunta di iodio e l’utilizzo nelle dosi raccomandate, farebbe invece molto bene al nostro cervello.

A sostenerlo è Dominique Van Doorne, endocrinologa e segretaria scientifica di Atta-Lazio Onlus, che spiega come lo iodio sia fondamentale soprattutto per i bambini:

Spesso non ci si pensa ma la carenza di iodio incide sull’apprendimento. Lo iodio è infatti un componente fondamentale per l’ormone tiroideo, importante per lo sviluppo del sistema nervoso del feto e del bambino.

Lo si può assimilare dal sale iodato o anche dal pesce, l’effetto, contrariamente e quanto si può pensare, è lo stesso. Sembrerebbe quindi che molti di noi (circa il 50% delle persone che non usano sale iodato) soffrano o abbiano sofferto di carenze da iodio, senza nemmeno rendersene conto. Ma, come spiega la dottoressa Van Doorne:

Se c’è una lieve carenza di iodio, la tiroide funziona ma in modo subnormale, “rallentando” tutta la macchina.

Così quando il bambino è pigro, fa fatica in classe, spesso scopriamo che la mamma per qualche motivo non ha mai mangiato pesce in gravidanza e non ha assunto sale iodato. L’ipotiroidismo fetale è piuttosto diffuso, perché non si conoscono ancora tutti i benefici del sale iodato.

Ed è proprio il quoziente intellettivo a risentirne: già uno studio americano aveva dimostrato, racconta la dottoressa, che bambini di 8 anni la cui alimentazione comprendeva l’uso di questo tipo di condimento, avevano incrementato a distanza di tempo il loro Qi. Sale in zucca si, quindi, ma grazie allo iodio.

18 settembre 2015
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