L’Unione Europea ha deciso di utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per salvare le balene dall’estinzione, chiedendo agli Stati Membri di adottare una serie di posizioni e comportamenti tali da migliorare lo stato di conservazione a lungo termine dei grandi cetacei.

Nonostante le misure di protezione applicate negli ultimi decenni, infatti, molte specie di balene rischiano seriamente di scomparire per sempre dai nostri oceani. In Antartide, ad esempio, le balenottere azzurre sono ormai ridotte ad appena l’1 per cento della popolazione originaria, mentre le balene grigie del Pacifico Occidentale possono contare soltanto sugli ultimi cento esemplari.

Per questo l’UE ha intenzione di proporre dei possibili emendamenti alla Convenzione Internazionale sulla Regolamentazione della Caccia, in modo da renderla più efficace a lungo termine. In primis, la Comunità Europea spera di riuscire a mantenere in vigore la moratoria della caccia a fini commerciali, ma l’obiettivo più generale è quello di fare in modo che tutte le operazioni di cattura siano poste sotto il controllo della Commissione Baleniera Internazionale, l’organismo sovrastatale nato proprio con l’obiettivo di garantire la conservazione delle varie specie di cetacei.

Perché l’operazione vada a buon fine, però, è necessario che siano gli stessi Stati Membri a proporre e sostenere gli emendamenti in questione, dal momento che la Commissione Baleniera è composta soltanto dai singoli Stati. L’UE, dunque, non può fare altro, in questa fase, che chiedere ai governi nazionali di appoggiare senza riserve la posizione pro-balene.

Per prima cosa, dunque, gli Stati Membri dovranno dichiararsi contrari a qualsiasi proposta che preveda l’autorizzazione di tipologie di caccia alla balena attualmente non permesse dalla Convenzione. Inoltre, l’Unione chiede ai governi nazionali di vietare il commercio internazionale e impegnarsi attivamente nel miglioramento dello stato di conservazione dei cetacei.

L’ultima richiesta prevede che gli Stati elaborino una serie di proposte riguardanti l’istituzione di nuove riserve per le balene e la promozione di pratiche di caccia più sostenibili, autorizzate in ogni caso, solo per ragioni di sussistenza da parte delle popolazioni indigene. I governi nazionali, infine, dovranno attivarsi per rimuovere tutte le cause “indirette” che minacciano la sopravvivenza delle balene, a cominciare dal cambiamento climatico.

Oltre che con la caccia, infatti, i cetacei devono fare i conti da decenni con altri fattori di rischio, come l’aumento della circolazione marittima, l’inquinamento chimico, l’overphishing (che sta riducendo gli stock ittici in tutti i mari del Pianeta) e l’inquinamento acustico, che ostacola la comunicazione tra gli esemplari, le operazioni di caccia, di accoppiamento, etc. Da non trascurare, infine, gli effetti delle catture accidentali, dovute soprattutto all’attività di pesca su scala industriale

6 settembre 2011
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