Città del Capo, in Sudafrica, può vantare la presenza piuttosto nutrita di circa 500 babbuini neri, una specie molto diffusa nell’Africa meridionale. Divisi in undici branchi differenti, si aggirano tra la Tokai Forest a sud della città e il Table Mountain National Park, in quelle che vengono definite vere e proprie truppe. Ogni singolo gruppo è composto da un numero variabile di presenze, da pochi elementi a bande numerose costituite da circa 100 babbuini. Questi esemplari sono soliti nutrirsi di insetti, frutta, radici, bulbi e miele, ma saltuariamente raggiungono le spiagge alla ricerca di piccoli crostacei da mangiare.

La presenza massiccia di turisti e la costante cementificazione ha assottigliato notevolmente la linea di confine tra queste scimmie e l’uomo. Sempre alla ricerca di cibo, si spingono verso i centri abitati, per rovistare nell’immondizia fuori da locali, ristoranti e anche dalle abitazioni. Nonostante le indicazioni del Cape Nature Conservation Laws Amendment Act, che dal 2000 ha stabilito sia illegale nutrire, uccidere o ferire i babbuini, ancora oggi i turisti forniscono cibo per poterli avvicinare. Un comportamento vietato apertamente ma che continua a perdurare, tanto da averli resi meno accorti e timidi ma bensì più sfrontati. Non è così anomalo poter incontrare un babbuino intento a rubare del cibo direttamente dal piatto di un turista, magari comodamente seduto all’interno di un ristorante.

Un atteggiamento che ha spinto le autorità locali a formare dei nuclei operativi speciali, costituiti da alcuni membri responsabili dei parchi nazionali e dagli scienziati della University of Cape Town and Cape Nature, noti come Baboon Research Unit e Baboon Technical Team. Per contenere questo genere di deriva e aggressività, sono state messe in atto delle azioni piuttosto radicali. Dopo aver analizzato le metodologie messe in atto dai babbuini della città e confrontate con altri esemplari presenti nel paese, gli studi hanno portato alla cattura e all’uccisione dei maschi leader più problematici. Una scelta che prosegue dal 2010 in modo costante e, con il tempo, potrebbe incidere negativamente sulla sopravvivenza di questo gruppo particolare.

3 maggio 2016
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