L’azalea è un fiore molto apprezzato sul territorio italiano, sia per la delicatezza dei suoi colori, nonché per la sua media resistenza. Non a caso, è una delle piante più scelte per le grandi occasioni, come un anniversario oppure la Festa della Mamma. Ma come coltivarle efficacemente in vaso oppure in giardino?

Prima di cominciare, è bene ricordare come l’azalea non costituisca una specie a se stante, bensì faccia parte della grande famiglia del rododendro, le cui cure di coltivazione sono pressoché simili. Ne esistono comunque moltissime varietà, che si differenziano per tinte ed estensione dei fiori, di conseguenza può essere utile chiedere consiglio al proprio vivaio di fiducia per scegliere la tipologia che meglio possa adattarsi alla propria zona di residenza.

Cosa sapere prima di coltivare l’azalea

Come già accennato, l’azalea e il rododendro appartengono al genere Rhododendron, della famiglia delle Eriacaceae. Originaria di Europa e America, questa specie contiene una grande quantità di piante – più di 500 – a cui si aggiungono numerosi ibridi. In linea generale, queste varietà si caratterizzano per piante arbustive dai 40 ai 90 centimetri d’altezza, con foglie mediamente scure, ovali e spesso ruvide, quindi con fiori dai colori intensi e petali spesso campanulati, dal bianco al rosso acceso. Le azalee, in particolare, si caratterizzano per chiome compatte, foglie lanceolate lucenti e fiori molto vivaci, di solito bianchi, rosa, magenta. Esistono, inoltre, anche varietà bicolore. Date le dimensioni contenute, non ultimo, le azalee sono spesso scelte come varietà d’elezione per la coltivazione in vaso.

Il clima preferito è quello temperato e mediterraneo, con una buona resistenza al freddo. Al contrario, le azalee non sembrano gradire la calura tipica estiva, quindi il periodo d’elezione per la fioritura è la primavera. La pianta non disdegna l’esposizione diretta al sole, purché le temperature non siano eccessivamente elevate, quindi gradisce una certa umidità dell’ambiente.

Il terreno ideale è quello ben drenato, tendenzialmente acido, ricco di humus e sostanze nutritive, anche da fertilizzazione organica e da compost. L’azalea non ama invece i terreni eccessivamente argillosi o calcarei e, dal punto di vista del PH, meglio sempre scegliere una posizione il più possibile prossima al 5. Considerando come la massa radicale tenda a svilupparsi anche a livello della superficie, inoltre, è necessario che non vengano a formarsi dei ristagni d’acqua.

Proprio in tema d’acqua, le necessità di annaffiatura variano a seconda della varietà e del periodo dell’anno di coltivazione. In linea generale, il terreno dovrà essere sempre mediamente umido, pur in assenza di ristagni, quindi al crescere delle temperature del periodo primaverile l’apporto d’acqua potrebbe essere anche quotidiano. Per le varietà con foglie caduche, l’annaffiatura aumenta nella stagione vegetativa, per poi farsi più rada nei periodi di quiescenza. Le sempreverdi, invece, dovranno essere annaffiate praticamente per tutto il corso dell’anno.

Coltivazione in vaso e in giardino

L’azalea può essere efficacemente coltivata sia in giardino che in vaso, anche se la seconda modalità è la più diffusa, date anche le dimensioni del fiore che ne consentono una buona crescita anche all’interno delle abitazioni.

La predisposizione del vaso è, come al solito, molto importante. Sul fondo andrà inserito un letto di ghiaia e cocci, per favore il deflusso dell’acqua, quindi il contenitore dovrà essere riempito con del terriccio morbido ma di medio impasto, arricchito con humus, fertilizzanti organici come il compost e sabbia, affinché sia sufficientemente acido. Per la messa a dimora in giardino, ad esempio per ottenere un’elegante aiuola, sarà necessaria una blanda zappatura, quindi una fertilizzazione ciclica e l’aggiunta di sabbia per favorire le qualità drenanti del terreno.

Le azalee possono essere coltivate a partire dal seme, ma sono talea e propaggine le modalità più diffuse di moltiplicazione, anche per mantenere le caratteristiche genetiche della pianta del tutto inalterate. La prima si realizza si realizza all’inizio dell’autunno, tagliando dei rametti di poco meno di 10 centimetri per inserirli in un terreno soffice: dopo circa un mese, all’apparizione delle radici, gli esemplari potranno essere trasferiti in dimora. La propaggine, invece, prevede l’interramento di un ramo piegato della pianta originaria, attendendo quindi svariati mesi per l’apparizione delle radici prima di rimuovere il ramo stesso e inserirlo nella dimora definitiva. In alternativa, è molto comune la scelta di acquistare piantine già ben sviluppate, da trapiantare semplicemente in vasi più grandi oppure direttamente in giardino.

Tra le pratiche cicliche necessarie, la potatura in caso di cespugli troppo disordinati, la concimazione ciclica del terreno e la pacciamatura in prossimità dei periodi più freddi dell’anno. Inoltre, è necessario estirpare le eventuali erbe infestanti, così come controllarne i parassiti come il ragnetto rosso.

26 luglio 2015
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