Una buona percezione di se stessi, nonché la consapevolezza del proprio valore, è un elemento essenziale per affrontare le sfide che, quotidianamente, la vita propone. L’autostima, ovvero quel processo che porta un individuo a valutare e apprezzare se stesso e la propria personalità, è una delle principali fonti di serenità e realizzazione: non a caso, alcuni disturbi come ansia e depressione possono derivare proprio da un’autostima carente. Ma quali sono i significati di questa caratteristica, quali gli studi e, ancora, i test più noti per valutarla?

Prima di cominciare, è bene sottolineare come tutte le questioni connesse all’autostima, quindi anche eventuali disturbi che ne possono derivare, debbano essere affrontati con l’aiuto di specialisti competenti, dallo psicoterapeuta al medico psichiatra. Le informazioni di seguito fornite, di conseguenza, hanno unicamente una valenza generica e informativa.

Autostima: cosa è?

Così come già accennato, per autostima si intende quel processo del tutto soggettivo, ed esteso nel tempo, che porta il soggetto a valutare se stesso. Si caratterizza per l’approvazione del proprio valore personale, che può derivare sia da considerazioni interne alla persona che da segnali e feedback ricevuti dall’esterno.

Come facile intuire, l’ambito dell’autostima è solitamente molto complesso e multidimensionale, poiché il soggetto giunge a una valutazione di se stesso a seguito di numerosi fattori, dai percorsi di vita alle interazioni con il prossimo, dai successi scolastici e professionali alle performance sociali, dal feedback di amici e parenti ad eventuali traumi personali. Basandosi sull’esperienza cognitiva della persona, l’autostima non è stabile nel tempo, ma può variare a seconda delle relazioni e dalle vicissitudini in un dato periodo dell’esistenza: si tratta di un processo, di conseguenza, che viene elaborato e modificato continuamente.

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Il concetto di autostima, e i suoi effetti sulla persona, sono da sempre uno dei fulcri della psicologia. Negli anni, numerosi studi hanno approfondito quest’ambito fondamentale dell’essere umano, nonché le conseguenze di livelli troppo bassi o troppo alti in relazioni alle necessità dell’individuo. Senza pretesa di risultare esaustivi, di particolare rilevanza è l’analisi condotta da William James, noto filosofo e psicologo statunitense. James introdusse due principi fondamentali, quello del “sé percepito” e del “sé ideale” che, insieme, concorrono a definire l’autostima di una persona. Il “sé percepito” è la valutazione che l’individuo fornisce di se stesso in base alle caratteristiche della sua esistenza: questa valutazione può all’incirca corrispondere al sé reale, ovvero alle peculiarità oggettive di una persona, ma anche essere sovrastimato o sottostimato. Il “sé ideale”, invece, è l’immagine di se stesso che l’individuo vorrebbe raggiungere, in base ai contesti e alle aspettative del contesto in cui il soggetto è inserito. James riteneva come, al crescere della distanza tra la visione percepita e quella ideale di se stessi, si manifestassero disturbi dell’autostima.

La visione di James è stata, nei vari decenni, ampliata e rivista e oggi si ritiene l’autostima un processo che nasce sin dalla prima infanzia, in base alle esperienze vissute in famiglia, nel percorso scolastico e nella società più in generale. L’adolescenza rappresenta uno dei periodi più critici, poiché in questa fase della vita l’individuo tende a modificare velocemente la percezione di se stesso, mentre in fase adulta si consolida, sebbene possa variare a seconda degli eventi vissuti.

Autostima e test

Negli anni sono stati sviluppati i più svariati test, soprattutto in ambito psicoterapeutico, per valutare il livello di autostima di una persona. Facendo riferimento a quelli maggiormente riconosciuti in ambito scientifico, emergono due test in particolare: il TMA, il test multidimensionale di valutazione dell’autostima, e il BASIC SE, il test di valutazione di base degli adulti.

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Il test multidimensionale di valutazione dell’autostima è stato sviluppato da Bruce A. Bracken ed è indirizzato a individui dai 9 ai 19 anni. Si basa sulla somministrazione di 25 semplici domande e misura l’autostima in base a differenti fattori, tra cui le relazioni interpersonali, la competenza di controllo dell’ambiente, l’emotività, il successo scolastico, la vita familiare e il vissuto corporeo.

Il test di valutazione di base degli adulti, invece, è stato ideato per gli individui di età superiore ai 18 anni e misura il livello di autostima consolidata, ovvero quella raggiunta dal soggetto adulto e normalmente abbastanza stabile nel tempo, seppur possano esservi significative alterazioni in base ad eventi e condizioni di vita modificate. Si basa sulla somministrazione di affermazioni, a cui il soggetto dovrà rispondere su una scala dal “per nulla in accordo” al “totalmente in accordo”.

L’analisi dei risultati dei test, e dei punteggi ottenuti, è ovviamente destinata a personale esperto e specializzato.

30 aprile 2017
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