La diffusione sul mercato di automobili elettriche e ibride, ovvero dotate di un sistema propulsivo che basa sull’erogazione di energia elettrica tutto o parte del suo funzionamento, può portare dei vantaggi ambientali. Questo evitando al pubblico buona parte della spesa per il carburante ed evitando di immettere nell’aria sostanze inquinanti, consentendo inoltre di spostarsi nel massimo del comfort vista la pressoché totale silenziosità del motore elettrico.

Ai vantaggi della “rivoluzione elettrica” si contrappongono però i potenziali rischi per la salute legati ai campi elettromagnetici (CEM), alimentando un dubbio che è diventato oggetto di dibattito in tempi recenti. Il problema è relativo al funzionamento dei veicoli elettrificati, in particolare al passaggio della corrente dalla batteria al motore e alla conseguente creazioni di campi elettromagnetici nelle aree circostanti i passeggeri.

Secondo alcune ipotesi, l’esposizione prolungata a questi campi potrebbe causare disturbi come dolori alla testa, ansia, depressione, stanchezza, disturbi del sonno, nausea, problemi di concentrazione e difficoltà di memoria, fino a causare aborti e patologie gravi come tumori e leucemie tra i bambini.

A rendere più preoccupante la situazione sono arrivate anche alcune prove effettuate da proprietari di veicoli elettrici con dei tester, che hanno evidenziato la presenza di campi all’interno dell’abitacolo. Uno studio condotto dalla norvegese Sintef sembra però smentire queste preoccupazioni, assicurando che i livelli di elettromagnetismo che arrivano all’interno di elettriche e ibride si mantengono sempre su livelli non pericolosi per l’uomo.

I dati sono stati ottenuti dall’osservazione di sette diversi modelli elettrici, di uno a idrogeno e di un paio a benzina e diesel, confermando che la maggior concentrazione di campi elettromagnetici si registra nei pressi del pavimento delle vetture e vicino alla batteria, cioè nelle zone in cui passano i cavi che distribuiscono la corrente conservata negli accumulatori al motore e ai vari servizi ausiliari.

Dalle misurazioni effettuate risulterebbe che i livelli di esposizione non superano il 20% rispetto al limite stabilito dalla ICNIRP (International Commission on Non-Ionising Radiation Protection), con un picco registrato nella fase di accensione del motore ma comunque entro i valori di sicurezza. Rimangono invece molto bassi (meno del 2% dei valori consigliati) i livelli che arrivano alla testa e al busto.

Se le conclusioni presentate dallo studio saranno confermate anche da altre osservazioni le auto elettriche e ibride sarebbero definitivamente “scagionate” da ogni dubbio riguardante l’impatto sulla salute di chi le possiede, anche se una maggiore attenzione dei costruttori nella disposizione delle componenti per la propulsione (magari sistemati ben al riparo dall’abitacolo) potrebbe migliorare ulteriormente la situazione.

7 maggio 2014
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I vostri commenti
ciro di matteo, martedì 22 marzo 2016 alle21:21 ha scritto: rispondi »

Vi prego aiutatemi. Sto per acquistare un rav4 hibrid Toyota e vorrei sapere se vado incontro ad un inquinamento da elettrosmog pericoloso per me ed il mio bambino di 8 anni. Grazie attendo vs risposta in tempi brevissimi. distinti e cordiali saluti.

Giuseppe Cutrone, giovedì 8 maggio 2014 alle17:29 ha scritto: rispondi »

Sì Davide, ovviamente "fase di accensione" non deve essere letta nel senso comunemente usato per i motori termici, ma nel senso che si ha un picco di campi elettromagnetici nel momento in cui al motore viene inviata la corrente, quando cioè il conducente preme il pulsante Start.

Davide R, giovedì 8 maggio 2014 alle11:23 ha scritto: rispondi »

Fase di accensione del motore ? Sulle auto elettriche ?

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