Le auto elettriche sono silenziose, efficienti e non inquinano allo scarico, ma, una volta finito il loro periodo di utilizzo, il loro riciclo può comportare dei problemi per l’ambiente? A porsi questa domanda sono in tanti, sia tra gli utenti più sensibili alle tematiche “verdi”, sia presso gli stessi costruttori e gli operatori del settore, tutti aventi dei dubbi su come affrontare le nuove sfide che il riciclo dei modelli elettrici impone.

Negli USA, in particolare, si sono aperte varie discussioni sul tema, soprattutto dopo che uno studio dell’Automotive Recycler’s Association ha affermato che ben l’86% dei materiali usati per la costruzione delle automobili nel paese Nord Americano è riciclato e riutilizzato dopo che le vetture vengono demolite. Un’alta percentuale dei componenti impiegati per la costruzione dei veicoli trova quindi una seconda vita e non viene lasciata in balia dell’ambiente così da rappresentare un pericolo per la natura: una tendenza che, però, sembra non valere completamente per gli esemplari dotati di motore elettrico.

Il problema delle automobili elettriche non è tanto legato agli interni o agli elementi della carrozzeria, che sono identici a quelli dei modelli tradizionali, quanto essenzialmente alle batterie agli ioni di litio utilizzate per alimentare il propulsore, le stesse che trovano posto nella stragrande maggioranza dei modelli in commercio attualmente. Secondo quanto spiegato dagli esperti, infatti, alcuni componenti tossici delle batterie al litio sono difficili da riciclare e richiedono dei procedimenti assai diversi da quelli impiegati dalle batterie al piombo-acido usate sui modelli con motore termico.

Una volta esaurite, dalle batterie tradizionali viene ricavato il piombo, il quale viene poi fuso e riutilizzato in numerosi processi produttivi per la realizzazione di nuovi oggetti. I pacchi batteria al litio, invece, oltre a essere più pesanti e quindi meno pratici da smontare, richiedono un riciclo con metodi più delicati e potenzialmente pericolosi, con la conseguenza che i riciclatori dotati di strumenti e competenze adeguate sono ancora una minima parte, tanto da far venire il dubbio se il loro numero ridotto sia in grado di aumentare proporzionalmente alla diffusione di questo tipo di vetture sul mercato.

Inoltre, sebbene alcuni studi affermino che le batterie di questo tipo sono riciclabili per almeno l’80% delle loro componenti, pare che il litio riciclato sia fino a cinque volte più costoso da lavorare rispetto al litio nuovo, un dettaglio che sembra scoraggiare un suo diffuso reimpiego, almeno nell’industria dell’automobile.

Quel che è certo è che la diffusione dell’auto elettrica richiederà non solamente nuove infrastrutture per la ricarica o un nuovo modo di intendere l’auto da parte degli utenti, ma sarà necessario per i professionisti del settore avere anche le giuste competenze e gli strumenti più adatti, soprattutto se si considera che, secondo le stime relative ai soli USA, entro il 2020 i pacchi batterie al litio da smaltire saranno circa 500.000 all’anno.

29 aprile 2013
Fonte:
I vostri commenti
ALESSANDRA, giovedì 23 gennaio 2014 alle16:59 ha scritto: rispondi »

Bellissimoooo.....così ci troveremo a mangiare pomodori al litio, zucchine al litio ecc... perchè ci sarà sempre qualcuno che farà una bella buca e ci metterà le batterie delle auto elettriche , naturalmente sopra ci coltiverà di tutto per poi farci morire di cancro come sta già succedendo a Napoli. BRAVI.

Lascia un commento