A limitare per ora la diffusione delle auto elettriche sono principalmente due fattori: il prezzo elevato dei modelli in commercio rispetto a quelli tradizionali e una rete di colonnine per la ricarica delle batterie ancora poco capillare. Il primo ostacolo verrà smantellato entro i prossimi anni, stando alle previsioni degli analisti di settore, mentre al secondo sta pensando un team del Politecnico di Torino.

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Il progetto Polito Charge While Driving promette di fare esattamente quanto promette il suo nome: ricaricare le auto elettriche durante il viaggio, sfruttando un sistema di bobine (trasmettitori) posto al di sotto del manto stradale e un avvolgimento equipaggiato invece sui veicoli (ricevitore).

La trasmissione dell’energia avviene in modalità wireless, dunque senza alcun tipo di contatto, in maniera paragonabile a quanto avviene ormai da anni con alcuni smartphone e tablet. Ne beneficerà anche la longevità delle batterie, che non saranno più sottoposte allo stress di intensi cicli di ricarica in tempi brevi.

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Un primo circuito di test è allestito presso il centro MotorOasi Piemonte di Susa. È lì che la tecnologia verrà messa alla prova per testarne l’efficacia e l’affidabilità, in vista di una possibile adozione in un contesto reale. Un programma che coinvolge anche 24 partner a livello internazionale, compreso Tecnositaf, gestore dell’autostrada Torino-Bardonecchia.

Allo stato attuale, dotare un metro di asfalto del sistema in questione (Inductive Power Trasfer) costa 500 euro, comprensivo di tutte le componenti, ma un’applicazione su lunghe tratte contribuirebbe ad abbattere notevolmente i costi di produzione e installazione. La squadra al lavoro sul progetto è composta da cinque giovani ricercatori del Dipartimento Energia dell’istituto torinese, guidati dai docenti Paolo Guglielmi e Fabio Freschi.

In uno scenario ideale si potrebbero dotare le strade dei centri urbani di questo speciale manto, permettendo così ai mezzi privati e del trasporto pubblico di muoversi caricando costantemente le batterie equipaggiate, che così potrebbero essere più piccole, meno pesanti e meno capienti.

30 maggio 2017
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aldozo, venerdì 2 giugno 2017 alle11:32 ha scritto: rispondi »

premetto che attualmente ci sono batterie al grafene ,ma i progetti pubblicati sono ottimi magari si realizzassero in italia al piu' presto

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