Favorire la diffusione dell’auto a idrogeno è diventato un vero imperativo per Toyota, che evidentemente vede nella condivisione delle tecnologie la strada maestra per portare ad una crescita del mercato e ad una più veloce costruzione della rete di infrastrutture per il rifornimento.

La mossa compiuta dal gruppo giapponese è stata quella di rendere liberamente utilizzabili i brevetti che riguardano le tecnologie a celle a combustibile attualmente in suo possesso. In totale sono diventati di libero utilizzo ben 5.680 brevetti che comprendono un po’ di tutto, dalla realizzazione dei sistemi propulsivi ai software delle vetture, comprese le soluzioni per la produzione dell’idrogeno.

In Giappone hanno tutto l’interesse affinché si creino le condizioni che consentano di agevolare l’avventura commerciale della Toyota Mirai, la vettura fuel cell che il costruttore ha in programma di portare nei principali mercati, ma sulla quale pesa la completa assenza di una rete di rifornimento dell’idrogeno in molti Paesi.

Un problema ritenuto fondamentale e di imprescindibile risoluzione se le auto a idrogeno vogliono davvero rappresentare una soluzione concreta per la mobilità globale.

I brevetti per la produzione e la distribuzione dell’idrogeno saranno resi disponibili senza alcun limite di tempo, mentre i brevetti che riguardano le soluzioni tecniche implementate a bordo della Mirai saranno condivisi fino al 2020, così da dare tempo ai costruttori interessati di proporre a loro volta le proprie tecnologie nella speranza che lo scambio di brevetti possa essere reciproco.

Con questa decisione, Toyota si allinea così a quanto fatto in precedenza da Tesla, che ha deciso di aprirsi alla filosofia dell’open source per diffondere e favorire lo scambio di idee sulle vetture elettriche, anche in questo caso con l’obiettivo di ampliare il mercato creando le condizioni per realizzare una solida base commerciale da cui trarre profitti.

7 gennaio 2015
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I vostri commenti
arturo terragni, martedì 13 gennaio 2015 alle11:41 ha scritto: rispondi »

l'unico pericolo è i petrolieri prendano il monopolio della produzione dell'idrogeno magari estratto dai combustibili fossili continuando asommergerci di Co2

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