I cambiamenti climatici potrebbero presto essere motivo per riconoscere lo status di rifugiati. La notizia arriva dall’Australia e potrebbe segnare un punto di svolta nel riconoscimento dell’impatto del clima sulla vita dell’uomo. A rilanciare la questione presso il Governo guidato da Julia Gillard è il Refugee Council of Australia, che chiede all’esecutivo australiano di spingere per arrivare a una normativa che preveda questa nuova possibilità.

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L’Australia negli ultimi mesi ha spesso mostrato sensibilità verso le tematiche legate al clima e in particolare riguardo la promozione di energie rinnovabili e tagli alla CO2. Un orientamento che il Refugee Council of Australia chiede ora venga esteso anche alle questioni riguardanti i rifugiati.

A spingere il consiglio verso una simile richiesta è stata la vicenda di un immigrato delle Kiribati, che di fronte a un ordine di espulsione ha inoltrato domanda di asilo motivandola con i rischi che lui e la sua famiglia affronterebbero in relazione agli effetti dei cambiamenti climatici.

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L’uomo si è tuttavia visto confermare l’ordine di espulsione, motivato con la mancanza del requisito indicato per il riconoscimento dello status di rifugiato. Al momento tale riconoscimento avviene sulla base della Convenzione sui rifugiati del 1951, che lo consente solo nell’eventualità in cui sussistano fondati timori di persecuzione legata a motivi “religiosi, politici, etnici o razziali”. Nessuna clausola legata ai cambiamenti climatici, una “mancanza” a cui il presidente del Refugee Concil of Australia Phil Glendenning chiede di porre in fretta rimedio:

Si tratta di un nuovo gruppo di persone quello che sta emergendo e il resto del mondo dovrebbe prestare attenzione.

17 aprile 2013
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