Un vecchio adagio politico, proveniente dall’area conservatrice statunitense, nota come sia più economico sostenere i danni all’ambiente provocati dall’industria, sotto forma di spese sanitarie o di eventuali bonifiche in caso di disastri, che non mettere la “museruola” alle fabbriche.

Se il tema così posto può sembrare un’esagerazione, quasi una provocazione, in realtà in diversi Paesi è al centro del dibattito pubblico. In altre parole, il problema è: fino a che punto è giusto limitare le potenzialità produttive dell’industria in nome del rispetto per l’ambiente e per la salute umana?

L’attuale governo australiano, in questo senso, ha preso una posizione chiara: una nuova tassa costringerà le aziende più inquinanti del Paese a pagare il corrispettivo di 18 euro per ogni tonnellata di gas serra emesso. Secondo la BBC una vera mannaia per circa 300 aziende. In effetti, l’Australia contribuisce con circa l’1,5% di emissioni globali di CO2 o altri gas serra al surriscaldamento globale. Se consideriamo il basso numero di abitanti del nuovissimo mondo, ci rendiamo conto che si tratta di una cifra altissima: addirittura l’Australia sarebbe il Paese con il rapporto emissioni/abitanti più alto.

Ma se questi numeri sembrano dare ragione al governo laburista, l’opposizione costruisce scenari drammatici in cui l‘Australia per colpa di questa Carbon Tax perderà di competitività sprofondando nella recessione.

Difficile dal nostro punto di vista esprimere un punto di vista definitivo. Certamente, però, qualcuno dovrà prima o poi cominciare col dare il buon esempio ed anzi, per certi versi, crediamo che la multa possa essere sempre e comunque una misura troppo leggera. Resterà, infatti, probabilmente sempre valido l’adagio: meglio pagare le multe che ridurre le emissioni.

3 luglio 2012
Fonte:
Lascia un commento