«È la scossa che serviva per smuoverlo». Così la padrona di Fritz, un bellissimo gatto bianco australiano, commenta il ritrovamento del suo amato amico a quattro zampe a tre anni dalla scomparsa da casa. Tutto merito – se così si può dire di un evento così tragico – del terremoto 5.7 degli scorsi giorni a Melbourne, che ha convinto il micio ad abbandonare la vita da nomade.

Fritz, di cui si erano ormai perse le speranze di ritrovamento, ha deciso di palesarsi agli umani dopo tanti mesi di anonimato. In seguito al terremoto, sicuramente spaventato dal sisma, si è recato nei pressi dell’aeroporto locale avvicinandosi insistentemente al personale. Così, è bastato il trasporto presso un veterinario e il conseguente scan del microchip per riconsegnarlo ai legittimi proprietari.

Grande commozione per Laura Kapadia, la padrona di Fritz, ormai convinta che il suo gatto fosse morto chissà dove, forse investito da qualche automobilista di passaggio. Ma il fatto più stupefacente è un altro: il felino pare non si sia mai troppo allontanato da casa. Si stima, infatti, che gli spostamenti di Fritz si concentrino da 1 a 5 chilometri dalla sua abitazione, difficile quindi che abbia perso la via di casa: è più probabile è un marcato carattere avventuroso ma solitario.

La vicenda non pone l’accento tanto su come il terremoto abbia agito sulla coscienza e sulle paure di Fritz, bensì sull’importanza del microchip fra cani e gatti. Senza sistemi di riconoscimento, il micio non si sarebbe mai potuto ricongiungere con la sua famiglia: una volta ritrovato, sarebbe stato curato e affidato a nuovi proprietari o ai volontari di un gattile.

22 giugno 2012
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