Sono stati trasferiti alle 5 di questa mattina gli attivisti di Greenpeace prigionieri in Russia. L’equipaggio della Arctic Sunrise non è più trattenuto nel centro di detenzione preventiva di Murmansk, ma è al momento diretto in una località ignota. L’associazione ritiene San Pietroburgo la possibile destinazione.

Il trasferimento degli Arctic30 è una notizia che lascia più di un dubbio sul tavolo secondo Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia:

Non sappiamo ancora se il trasferimento di questi 30 donne e uomini, incarcerati ingiustamente dopo una protesta pacifica, rappresenterà o meno un miglioramento delle loro condizioni di detenzione e del rispetto dei diritti umani fondamentali. Abbiamo fatto quanto in nostro potere per assicurare che viaggino in condizioni umane.

Un viaggio che Greenpeace sospetta possa essere un’ulteriore dura prova per le condizioni fisiche dei prigionieri, i quali potrebbero essere sottoposti a un viaggio in treno all’interno di speciali carrozze, suddivise in celle, non riscaldate. Non è stato possibile per l’associazione appurare le reali condizioni di trasporto degli attivisti ai quali, fa sapere Onufrio:

Il nostro team a Murmansk ha comunque fornito abiti caldi supplementari per affrontare il viaggio.

Alcuni vantaggi potrebbero tuttavia essere legati alla destinazione, se confermata, di San Pietroburgo. Saranno con molta probabilità più agevoli i contatti con i rappresentanti diplomatici e i familiari degli Arctic30, tra i quali ricordiamo anche l’italiano Cristian D’Alessandro. Una detenzione che resta, conclude Onufrio:

Semplicemente illegittima. Non sono né vandali, né pirati. Sono innocenti e devono essere scarcerati subito. La protesta pacifica per la difesa dell’Artico non è un crimine, ma un grande servizio reso all’umanità.

Greenpeace ha nel frattempo diffuso il video dell’abbordaggio russo alla Arctic Sunrise:

11 novembre 2013
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