Gli attivisti di Greenpeace potrebbero essere presto a casa. Christian D’Alessandro e gli altri Arctic 30 sono in attesa del visto di uscita da parte delle autorità russe. A richiederlo la stessa associazione ambientalista, che da settembre ormai lotta per riportare indietro i 30 membri d’equipaggio della Arctic Sunrise.

In merito al rilascio degli Arctic 30 alcune dichiarazioni ritenute positive arrivano da parte delle autorità russe, che aprono al possibile ritorno in patria degli attivisti di Greenpeace:

Possono andare anche su un altro pianeta. Il codice di procedura penale non prevede alcuna restrizione di spostamento per le persone accusate e rilasciate su cauzione. La cosa principale è che si presentino quando sono citati per l’attività investigativa, altrimenti la cauzione diventerà proprietà dello Stato.

Un primo obiettivo potrebbe quindi essere raggiunto entro pochi giorni, il ritorno in patria degli attivisti. L’associazione punta però al definitivo proscioglimento dalle accuse, come sottolinea Jasper Teulings, General Counsel di Greenpeace International:

Si tratta di una situazione unica, nella quale gli Arctic 30 sono accusati e trattenuti dalla Russia dopo essere stati tratti in arresto in acque internazionali, oltre le acque territoriali russe. Abbiamo speranza che la vicenda possa risolversi. Greenpeace continuerà a contestare le accuse di vandalismo e chiederà il decadimento di ogni accusa.

Alle parole di Teulings si aggiungono quelle di Ben Ayliffe, responsabile per la campagna Greenpeace nell’Artico, che pur mantenendo un tono ottimistico invita a mantanere ancora una prudente cautela riguardo il possibile rientro in patria:

Dal loro rilascio su cauzione, gli Arctic 30 hanno ricevuto controlli medici, parlato con i loro familiari o ricevuto visite da parte delle persone care e hanno ricevuto cibo a sufficienza, cure e tutto il resto.

Greenpeace non può assicurare ad ogni modo che i visti saranno garantiti e non possiamo promettere che i nostri amici potranno lasciare la Russia, ma stiamo facendo del nostro meglio affinché possano tornare a casa il prima possibile. Hanno già pagato un assurdo ed eccessivo prezzo per una protesta totalmente pacifica e giustificata contro i pericoli dell’estrazione di petrolio nell’Artico.

5 dicembre 2013
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