Nuove pesanti accuse per gli attivisti di Greenpeace prigionieri in Russia. Secondo le autorità di Mosca a bordo della Arctic Sunrise sarebbero state trovate sostanze illegali, la cui detenzione e relativo utilizzo sarebbero “oggetto d’indagine”. Smentita ogni accusa di possesso di droga da parte di Greenpeace International.

Gli attivisti di Greenpeace rischiano se possibile una pena ancor più severa dei già ipotizzati 10-15 anni di detenzione, che spetterebbero nel caso di condanna per l’accusa di pirateria. L’accusa di possesso di droga è stata smentita con estrema rapidità e chiarezza dalla stessa organizzazione internazionale, che specifica come la stessa Arctis Sunrise sia stata sottoposto a rigidi controlli prima di salpare dalle coste della Norvegia:

Le leggi in Norvegia sono fra le più severe al mondo e se nulla è stato trovato è perché non c’era niente di illegale sulla nave. L’Arctic Sunrise batte bandiera olandese, è stata sequestrata in acque internazionali ed è quindi soggetta alle leggi olandesi, secondo le quali è illegale salpare senza le opportune attrezzature mediche a bordo.

Non ancora del tutto chiaro l’impianto accusatorio delle autorità giudiziarie russe secondo la stessa Greenpeace International, che in merito alle notizie di possesso di semi di papavero e morfina sottolinea come:

Possiamo solo supporre che le autorità russe si stiano riferendo alle attrezzature sanitarie che le nostre navi sono obbligate a trasportare per legge. La nave è stata perquisita in ogni angolo dagli ufficiali russi alcune settimane fa. Presumiamo quindi che la dichiarazione di oggi sia stata fatta per distrarre l’attenzione dalla crescente indignazione globale per il protrarsi della prigionia degli attivisti. Qualsiasi affermazione di aver trovato droghe illegali è una calunnia, una montatura pura e semplice.

Tra l’equipaggio della nave c’è anche un medico qualificato che ha oltre dieci anni di esperienza negli ospedali russi. Certe forniture mediche sono tenute in una cassaforte alla quale hanno accesso solo il capitano e il medico di bordo. Noi sappiamo che la cassaforte è stata forzata dalle autorità russe durante la perquisizione della nave. Supponiamo che sia a queste attrezzature mediche che i servizi di sicurezza russi si stanno riferendo.

Non finiscono però qui i problemi per gli ecologisti impegnati nella difesa dell’Oceano Artico: per loro sembra sia in arrivo anche un’ulteriore accusa, relativa questa volta a un presunto “attentato alla vita e alla salute delle guardie di frontiera”.

A dichiararlo Murmansk Vladimir Markin, portavoce del reparto investigativo che sta conducendo le indagini relative all’abbordaggio compiuto verso la piattaforma petrolifera di Gazprom. L’accusa per gli attivisti è di aver speronato con i loro gommoni le navi della guardia di frontiera.

10 ottobre 2013
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I vostri commenti
luigi, giovedì 10 ottobre 2013 alle21:03 ha scritto: rispondi »

se la Russia vuole fare il prepotente allora perche' non gli facciamo l'embargo. e non gli diamo ai loro cittadini + 300 mila e. x aprire 1 attività e x 5 anni non pagano contributi e non devono restituirli . poi se vogliono a far il trivellamento nel polo nord basta affondare le navi come ai cinesi che dicono x far ricerca sterminano le balene . cosi vediamo se la loro zuppa se la godono (ovviamente scherzo pero' l'idea non sarebbe sbagliato)

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