Si è parlato spesso dell’usanza, del tutto incomprensibile per noi occidentali, di includere cani e gatti nella cucina cinese. E sebbene negli ultimi tempi anche l’immensa nazione asiatica stia sviluppando una maggiore consapevolezza verso le specie di compagnia, grazie anche a numerosi interventi di sensibilizzazione, la pratica è ben lontana dall’essere eradicata. Proprio questa settimana un gruppo di attivisti ha liberato ben 2,800 gatti destinati alle tavole cinesi.

Il tutto è accaduto nella cittadina di Wuhan, dove 30 attivisti di alcune organizzazioni animaliste locali hanno bloccato il tragitto di un camion, ricolmo di gabbie con gatti allo stremo. Probabilmente destinati ai ristoranti del sud del paese, grazie all’intervento della polizia locale si è scoperto come i trasportatori detenessero illegalmente i felini, con la scusa di un certificato di quarantena falso. Tutti i mici sono stati quindi sequestrati e affidati all’Animal Protection Association Center, che assicura come gli esemplari – o almeno gran parte di essi – siano in salvo.

Il movimento per i diritti degli animali in Cina vede oggi piccoli gruppi, ancora non completamente radicati nella società, ma che sempre più spesso ricevono le attenzioni dei media. Lo scorso novembre, ad esempio, vi è stato il salvataggio di altri 600 gatti, intercettati prima che potessero finire nelle mani di un ricettatore. Lo scorso anno, invece, fece scalpore la vicenda degli orsi della bile, maltrattati e condotti alla morte per la medicina tradizionale. Nel contempo aumentano i proprietari di cani e gatti al semplice scopo affettivo, un fatto che solo pochi decenni fa appariva impensabile: oggi in Cina ci sono 51 milioni di animali da compagnia – contro i 52 del Brasile e i 170 degli Stati Uniti – sebbene le pratiche barbare e il randagismo non subiscano contraccolpi di gran sorta. Ma il paese sembra essere sulla strada giusta per una rivoluzione animale, un’era di maggior rispetto degli animali partendo proprio da quelli domestici.

17 gennaio 2014
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