Rischia grosso Cristian D’Alessandro, l’attivista di Greenpeace arrestato lo scorso settembre dalle autorità russe – insieme al resto dell’equipaggio della Arctic Sunrise – durante un’azione di protesta presso una piattaforma Gazprom. Avvicinatosi con la rompighiaccio dell’associazione a un impianto per l’estrazione di petrolio, la nave è stata abbordata dalla guardia costiera russa che ha provveduto a fermarne i 25 membri a bordo. E ora sono state formalizzate le incriminazioni.

A comunicarlo è la stessa Greenpeace dal proprio account Twitter: i 25 ospiti della Arctic Sunrise, tra cui D’Alessandro come unico italiano, rischiano una condanna per pirateria. L’articolo 227 del Codice Penale russo prevede infatti questo reato per azioni di rimostranza come quelle di Greenpeace, sebbene si trattasse di un’azione pacifica, e la pena è la reclusione fino a 15 anni in carcere. Nonostante lo stesso presidente Vladimir Putin abbia affermato come “sia chiaro non si tratti di pirati”, la giustizia russa potrebbe andare in direzione opposta.

I contorni della vicenda non sono mai ben stati chiariti perché, così come Greenpeace ha più volte dichiarato, la nave si trovava nella Zona Economica Esclusiva della Russia (EEZ), dove però la navigazione internazionale è garantita. E per confermarlo, l’organizzazione ha diffuso le precise coordinate dell’Arctic Sunrise al momento dell’abbordaggio: 69-19-53 N; 57-16-53 E. Eppure i membri dell’equipaggio sono stati comunque arrestati e si trovano dal 19 settembre nelle mani delle autorità russe, lontani l’uno dall’altro in carcere. Al momento D’Alessandro condividerebbe la cella con due russi e le sue condizioni, sia di salute che psicologiche, sarebbero buone. Così si legge sul Corriere della Sera, sulla base delle informazioni dell’ambasciata italiana:

Alessandro sta bene, secondo le informazioni che abbiamo ricevuto dal suo avvocato. Stiamo seguendo minuto per minuto la situazione del nostro connazionale. Agiamo in coordinamento con le altre ambasciate e siamo in contatto continuo con la famiglia, l’avvocato e le autorità.

Alcuni parlamentari del PD hanno già espresso solidarietà per l’attivista e hanno richiesto al Presidente del Consiglio di spingere la presidenza russa al rilascio degli incarcerati, forse detenuti illegittimamente, così come già richiesto dall’Olanda:

Chiediamo al Presidente del Consiglio di sostenere formalmente le richieste del governo olandese che ha chiesto l’immediato rilascio sia della nave di Greenpeace che di tutto l’equipaggio e che, in caso di rifiuto da parte russa, ricorrerà al tribunale internazionale della convenzione ONU sul mare.

I deputati Michele Anzaldi, Ermete Realacci ed Enzo Amendola inoltre aggiungono:

Per accusa infondata di pirateria la convenzione ONU prevede, secondo l’art. 160, il risarcimento dei danni materiali e non da parte di chi ha usato in modo improprio la forza. Non è possibile che chi difende l’ambiente possa essere incarcerato col rischio di restare in galera addirittura 15 anni.

3 ottobre 2013
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