È accesissima la polemica che sta coinvolgendo in queste ore il Regno Unito, dove una attivista per i diritti degli animali ha associato gli allevamenti all’Olocausto, la tragedia storica che ha visto milioni di vittime ebree in tutta Europa. E le parti coinvolte sono sul piede di guerra.

Peta Watson-Smith, un membro della Royal Society For The Prevention Of Cruelty To Animals (RSPCA), è una dei sei candidati per il rinnovo del consiglio dell’associazione animalista. Nel suo discorso finale per convincere i colleghi al voto, ha associato l’allevamento di bovini, ovini e pollame al dramma dell’Olocausto, invitando all’investimento di risorse per perseguire legalmente gli allevatori quando possibile e intensificare gli sforzi per promuovere una dieta priva di prodotti di origine animale.

Nel sottolineare come un’alimentazione priva di carne e di prodotto caseari sarebbe indicata per salvaguardare sia gli animali che la salute dell’uomo, la candidata si è chiesta perché non vi sia la giusta considerazione rispetto a quello che avviene a porte chiuse in fattorie e aziende intensive, così come invece successo per l’Olocausto. Un paragone forte, forse del tutto evitabile, tanto da suscitare indignazione e prese di posizione molto dure.

Sara Smallman, direttrice della Jewish Vegetarian Society, sostiene che questa uscita non farà di certo onore alla causa animalista, anzi rischia di ottenere l’effetto contrario. Così spiega:

Siamo convinti si debbano utilizzare messaggi positivi per diffondere consapevolezza. Il nostro focus, di conseguenza, è quello di sottolineare i tanti benefici dall’adozione di una dieta vegetatiana. Sebbene condividiamo le stesse visioni di Peta Watson Smith sugli allevamenti intensivi, non crediamo nulla di positivo possa sorgere dal confronto con l’Olocausto. Utilizzare la parola “Olocausto” non farà avanzare la causa vegetariana, piuttosto serve per offendere, dividere e, molto probabilmente, ad alienare le persone.

Dello stesso avviso anche Alan Aziz, direttore di Zionist Federation:

Nessuno che possa comprendere il male totalizzante dell’Olocausto e il suo programma sistematico di genocidio potrebbe seriamente paragonarlo al trattamento – non importa quanto grave – degli animali da fattoria. Sebbene chiunque abbia diritto alle proprie opinioni sulla moralità e l’efficienza delle fonti del nostro cibo, questa non può essere mai una ragione accettabile per banalizzare la memoria di milioni di ebrei, e molti altri, che sono stati deliberatamente sterminati dal regime nazista.

Oltre ai rappresentanti delle associazioni ebraiche, molto clamore le dichiarazioni hanno suscitato sui social network, dove il paragone infelice è stato definito offensivo ed estremista, del tutto gratuito rispetto alla causa animalista. Al momento, però, non sono giunte ulteriori comunicazioni dall’attivista RSPCA, in un’elezione molto importante perché determinerà la guida dell’associazione dopo l’abbandono del leader Gavin Grant.

4 giugno 2014
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Via:
I vostri commenti
Carla, lunedì 9 giugno 2014 alle13:40 ha scritto: rispondi »

l' origine il termine indica proprio un sacrificio animale compiuto sugli altari durante rituali religiosi. Questa è dunque l'accezione più legittima. l'olocausto di storica rimembranza, invece, indica un uso improprio di detto termine

Argon, giovedì 5 giugno 2014 alle16:54 ha scritto: rispondi »

C'è sempre la domanda sul valore un anima umana contro un anima di un animale. L'olocausto è stata una cosa bruttissima ma forse lo è anche far nascere centinaia di animali per essere sistematicamente uccisi. Magari la loro carne non viene neanche venduta al supermercato e viene buttata. L'uomo a monopolizzato il mondo, lo stà rendendo un posto migliore? davvero? Vi ricordate il profumo dell'aria pulita, perchè io negl'ultimi 15 anni respiro unicamente smog. Dove stà andando il mondo...

Lascia un commento